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Call center: la deroga vale anche per le attività di servizio

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di Gabriele Fava (*) 

Ancora una circolare del Ministero, per chiarire i dubbi interpretativi posti dal legislatore con la legge 92/2012.

I servizi resi mediante call center in modalità oubound potranno essere realizzati mediante contratti di  “co.co.pro” in deroga alla disciplina generale sul lavoro a progetto di cui all’art. 61  comma 1 della Legge Biagi. E’ questo l’importate chiarimento contenuto nella circolare n. 14 del 2 aprile 2013 che, tra le altre cose, fornisce anche utili interpretazioni in merito alla disciplina delle delocalizzazioni delle predette attività eseguite in call center. Com’è noto, all’indomani dell’entrata in vigore della riforma Fornero, gli operatori dei call center avevano manifestato forti perplessità in merito all’applicabilità delle nuova e più restrittiva disciplina sui contratti a progetto che avrebbe comportato numerose difficoltà pratiche per gli operatori stessi. Il Legislatore è, quindi, intervenuto con la L. 134/2012 che, modificando l’art. 61 D.lgs 276/03, ha introdotto uno speciale regime derogatorio della (generale) disciplina del lavoro a progetto allorché si tratti di “un’attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzata attraverso call-center outbound ” la cui particolarità consiste nell’eseguire chiamate volte a proporre beni e/o servizi ai clienti. Tale attività si differenzia dalle modalità di erogazione del servizio in inbound ove, invece, l’operatore non propone alla clientela beni o servizi, ma si limita a ricevere chiamate per fornire per lo più assistenza alla clientela. Con questa interpretazione, il Ministero del Lavoro estende la disciplina derogatoria del collaborazione coordinata e continuativa nei call center non solo alle attività di vendita diretta di beni, ma anche alle sole attività servizi (ad es. per i sondaggi di opinione) mettendo fine, quindi, al dubbio interpretativo che era sorto tra gli addetti ai lavori all’indomani dell’introduzione della modifica del decreto sviluppo. Non c’è dubbio che il chiarimento vada nel senso auspicato anche perché, diversamente, si sarebbe creata una disparità di trattamento giuridico ingiustificata alla luce dell’identità di prestazioni eseguite dal call center. In definitiva, il co.co.co. nei call center in modalità outbound  relativo sia alla vendita diretta di beni sia per le attività di servizi, sarà consentito anche in assenza dei requisiti previsti dall’art. 61 comma 1 della Legge Biagi per la legittimità del contratto a progetto a patto che le retribuzioni minime non vadano al di sotto del corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva nazionale in essere. In mancanza, si potrà fare riferimento alla retribuzione minima prevista dai contratti collettivi applicati nel settore di riferimento alle figure professionali con competenza ed esperienza analoghe. In caso contrario, tali rapporti si trasformeranno in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Peraltro, chiarisce ancora il Ministero del Lavoro, la specialità della disciplina riguarda solo l’art. 61 comma 1, rimanendo, così, applicabili anche al cococo in deroga nei call center le altre disposizioni quali ad es. la disciplina dell’obbligo di riservatezza, le invenzioni del collaboratore ecc. Infine, la circolare fornisce indicazioni, in ossequio a quanto previsto dalla legge di riforma del mercato del lavoro, sulla delocalizzazione dei call center con almeno venti dipendenti. A tal proposito, il Ministero ribadisce che qualora un’azienda decida di spostare l’attività di call-center all’estero, deve darne comunicazione, almeno centoventi giorni prima del trasferimento, al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e all’Autorità Garante per la Privacy, indicando i lavoratori coinvolti e le misure adottate per il rispetto della legislazione nazionale, in particolare del codice in materia di protezione dei dati personali.

(*) Avv. giuslavorista

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