Author Archives: Maurizio Sacconi

Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Manovra: conferma più deficit e debito con meno crescita e lavoro.

La manovra di fine legislatura è coerente con la politica di Bilancio degli ultimi anni: incremento del deficit e del debito, crescita contratta dalla caduta degli investimenti pubblici e dalle tasse, rincorsa di segmenti sociali. In particolare, niente riduzione della imposizione fiscale su piccole imprese e immobili. Si ripetono i fallimentari incentivi sul lavoro in luogo dei tagli strutturali. Non si rallenta la maggiore età di pensione per tutti ma si divide ancora la società attraverso deroghe per pochi. Aumenti a pioggia per gli statali ma nessun avvio del welfare complementare. Vedremo i dettagli ma temo troveremo il diavolo nascosto in essi.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Equo compenso: Governo non sia ipocrita

Il confronto tra Commissione Lavoro del Senato e governo sull’equo compenso deve svolgersi nel segno della trasparenza. Ipotizzare attraverso la nota della segreteria tecnica di un sottosegretario che occorre un negoziato con la Commissione europea e’ un modo ipocrita per cercare di fermare il provvedimento. L’ipotesi parlamentare non reintroduce il sistema tariffario, peraltro tuttora presente in Germania perché compatibile con il diritto europeo, ma si limita a ribadire i vigenti criteri ministeriali ad uso del giudice chiamato a risolvere un contenzioso, definendo una presunzione di nullità, salvo prova contraria, delle clausole contrattuali che non li rispettano. Mai la Commissione Europea ha contestato questi criteri perché non poteva farlo. Così come mi auguro che il Mef non ipotizzi oneri aggiuntivi per le amministrazioni pubbliche partendo dal presupposto della possibile gratuita delle prestazioni professionali. Sarebbe infatti un presupposto in contrasto con quei criteri e con l’art. 36 della Costituzione. Se il Governo è contrario all’equo compenso lo deve dire al Parlamento in modo esplicito nonostante abbia recentemente approvato un ddl in materia per i soli avvocati. La tesi mercatista, secondo la quale il mercato deve essere privo di regole per esprimere tutta la sua energia benefica, confligge con la constatazione della rincorsa al ribasso della remunerazione e della qualità delle prestazioni. In ogni modo, la Commissione Lavoro presto voterà sugli emendamenti o sulle proposte sospensive e ciascun gruppo parlamentare dovrà esprimersi rendendo evidenti tutte le volontà politiche. Compresa quella del Governo.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Eutanasia: calore umano e servizi a disabili

Il più recente caso di suicidio assistito, per le motivazioni addotte, dovrebbe indurre a sollecitare politiche assistenziali più intense in favore di persone fortemente disabili. È incredibile invece come alcuni, al contrario, ne deducano la necessità di rendere più agevole la morte assistita attraverso la legge sul biotestamento. Ovvero, data una disperata domanda di calore umano e di sostegno economico, la risposta dei soliti noti è nel segno dello “scarto”. Così non ne sentiremo più il lamento.

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Confindustria

Confindustria: Sacconi, deriva sospetto qualifica governo più di incentivi.

Ha ragione il presidente Boccia quando, a seguito della introduzione del sequestro cautelare del patrimonio per meri indizi corruttivi, lamenta una deriva del sospetto. Ricordo che in questa legislatura tutte, o quasi, le leggi in materia di giustizia hanno ridotto i diritti della difesa ed e steso la dimensione penale. Il governo sta appoggiando in queste ore perfino una legge che incoraggia le denunce nei luoghi di lavoro, i cui danni saranno certi e immediati a fronte di esiti incerti e prolungati nel tempo. Non si tratta di provvedimenti marginali ma di ulteriori, pesanti, fattori inibenti la crescita che, non a caso, in Italia e’ quando più quando meno rattrappita dal 1993. La giustizia qualifica un governo dal punto di vista dell’impresa ben più di qualche incentivo.

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Lavoro 4.0 Senato

Le novità del Rapporto Lavoro 4.0 approvato dal Senato

Articolo pubblicato su Formiche.net

La Commissione lavoro del Senato ha approvato all’unanimità dei votanti, con alcuni limitati e motivati dissensi, il Rapporto conclusivo dell’indagine conoscitiva sui cambiamenti indotti dal salto tecnologico noto come 4.0. Il documento contiene le grandi sfide che attendono soprattutto la responsabilità dei decisori pubblici e che riguardano il nuovo diritto del lavoro, il rapporto tra legge e contratto, il differenziale tra velocità dell’innovazione e dell’apprendimento, l’occupabilità nel nuovo mercato transizionale del lavoro, la prevenzione degli infortuni nel lavoro agile, la tutela dei tempi per gli affetti e il riposo nella connessione continua, i processi di urbanizzazione digitale, l’anticipo delle scelte di vita per la vitalità demografica, il nuovo welfare al tempo della discontinuità lavorativa. Abbiamo cosi offerto, a pochi mesi dal voto, una piattaforma largamente condivisa sulla quale potranno appoggiarsi le diverse proposte politiche secondo una dialettica non più conflittuale, e talora persino violenta, come in passato è accaduto nella materia del lavoro. Per questa ragione è stato dedicato alle molte vittime del terrorismo per causa del lavoro, da Rossa a Taliercio, da Tarantelli a D’Antona, Biagi e molti altri. Forse siamo davvero usciti dal Novecento industriale e dalle ideologie che ne sono state figlie sovraccaricando di significati il rapporto di lavoro. Unanime è oggi la consapevolezza delle opportunità e dei pericoli impliciti nelle nuove tecnologie e la convinzione che la prevalenza delle prime dipenderà dalla azione dei decisori istituzionali e dalla capacità contrattuale delle organizzazioni sociali. “Meno legge, più contratto” si dice nel documento in ragione della velocità del cambiamento. Lo stesso fondamentale diritto all’apprendimento non può che avere caratteri promozionali ovvero rendersi effettivo nelle concrete circostanze di azienda, di filiera o di territorio, anche sulla base dello stimolo di rinnovati fondi interprofessionali per la formazione continua. Tocca alla legge garantire diritti fondamentali come l’equo compenso del lavoro, tanto dipendente quanto indipendente, o il diritto alla disconnessione. Istituzioni e parti sociali hanno il dovere di offrire opportunità affinché ciascuna persona si faccia “solida nella dimensione liquida” del nuovo mercato del lavoro.

Maurizio Sacconi

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Lavoro, Rapporto Commissione Senato su 4.0 dedicato a vittime terrorismo per causa del lavoro

Il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva su “L’impatto sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale” è stato opportunamente dedicato alle molte vittime del terrorismo per causa del lavoro, da Rossa a Taliercio, da Tarantelli a D’Antona, Biagi e molti altri. La dedica si è giustificata con il voto unanime della Commissione e le circoscritte posizioni dissenzienti dei gruppi MDP, M5S e SI. Non è poca cosa alla vigilia del voto e  a conclusione di una legislatura travagliata. Forse siamo davvero usciti dal Novecento industriale e dalle ideologie che ne sono state figlie sovraccaricando di significati il rapporto di lavoro. Il documento si configura quindi come una piattaforma sulla quale le diverse forze politiche potranno appoggiare le loro specifiche proposte senza che da queste derivino i conflitti politici e sociali del più remoto e più recente passato. Unanime è la consapevolezza delle opportunità e dei pericoli impliciti nelle nuove tecnologie e la convinzione che la prevalenza delle prime dipenderà dalla azione dei decisori istituzionali e dalla capacità contrattuale delle organizzazioni sociali. “Meno legge, più contratto” si dice nel documento in ragione della velocità del cambiamento. Lo stesso fondamentale diritto all’apprendimento non può che avere caratteri promozionali ovvero rendersi effettivo nelle concrete circostanze di azienda, di filiera o di territorio, anche sulla base dello stimolo di rinnovati fondi interprofessionali per la formazione. Tocca alla legge garantire diritti fondamentali come l’equo compenso del lavoro, tanto dipendente quanto indipendente, o il diritto alla disconnessione. Istituzioni e parti sociali hanno il dovere di offrire opportunità affinché ciascuna persona si faccia “solida nella dimensione liquida” del nuovo mercato del lavoro”.

Scarica il rapporto conclusivo dell’indagine sul lavoro 4.0

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Lavoro: Rapporto Commissione su cambiamento 4.0

La Commissione lavoro del Senato ha oggi approvato all’unanimità dei votanti, con alcuni limitati e motivati dissensi, il Rapporto conclusivo dell’indagine conoscitiva sui cambiamenti indotti dal salto tecnologico noto come 4.0. Domani ne parleremo in dettaglio in una conferenza stampa al Senato cui parteciperanno tutti i gruppi parlamentari. Spiegheremo le grandi sfide che attendono soprattutto la responsabilità dei decisori pubblici e che riguardano il diritto del lavoro, il rapporto tra legge e contratto, il differenziale tra velocità dell’innovazione e dell’apprendimento, l’occupabilità nel nuovo mercato transazionale del lavoro, la prevenzione degli infortuni nel lavoro liquido, la tutela dei tempi per gli affetti e il riposo nella connessione continua, i processi di urbanizzazione digitale, l’anticipo delle scelte di vita, il nuovo welfare al tempo della discontinuità lavorativa. Crediamo di avere offerto, a pochi mesi dal voto, una piattaforma largamente condivisa sulla quale potranno appoggiarsi le diverse proposte politiche secondo una dialettica non più conflittuale, e talora persino violenta, come in passato è accaduto nella materia del lavoro. La grande trasformazione 4.0 impegna tutti a garantire che lo sviluppo sia umano.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Ius soli: lo vogliono gli stessi della sovversione antropologica

Non è un caso il fatto che nella vita pubblica a volere con insistenza lo ius soli siano gli stessi che si danno da fare per le leggi della sovversione antropologica. L'”uomo nuovo” infatti non ha identità perché questa si dovrebbe annullare nelle società multiculturali. L’incontro viene invece favorito dalle identita’. Non a caso, ancora, sono le èlite ad essere favorevoli alle leggi di attrazione dei flussi migratori perché si autoproteggono e sono ideologiche mentre il popolo invoca sicurezza. Questo tema conferma la reciproca alternatività tra centrodestra e sinistra alla luce anche della concreta esperienza di questa legislatura.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Lavoro, centralità a contrattazione aziendale e territoriale

Intervenendo con il Presidente della Regione Lombardia Maroni al convegno organizzato da HRC Community, associazione che riunisce i professionisti delle Risorse Umane, a Milano ho osservato come “il cuore del diritto del lavoro stia diventando la contrattazione aziendale o territoriale. Come ci insegna il contratto dei metalmeccanici, il contratto nazionale offre una cornice leggera alle relazioni adattive di prossimità ovvero a quegli accordi con cui lavoratori ed imprenditori nelle concrete circostanze promuovono vera formazione, incrementi retributivi collegati anche alle maggiori abilità, rapporti di lavoro più flessibili in termini di luogo e di orario, tutele aggiuntive di cui beneficiano anche i nuclei familiari. Grazie all’articolo 8 non si peggiorano le condizioni di lavoro ma, al contrario, le si migliorano a vantaggio anche della competitività dell’impresa”.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Equo compenso, legge può e deve essere approvata prima di fine legislatura

Intervenendo al convegno interregionale organizzato dall’Associazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili delle Tre Venezie (ADCEC Tre Venezie) che si è tenuto a Vicenza ho ribadito che “la legge sull’equo compenso e sui tempi certi di prescrizione della responsabilità civile può e deve essere approvata prima della fine della legislatura. Con la sentenza del Consiglio di Stato che ha legittimato i bandi di gara pubblici con cui si pretendono prestazioni gratuite diventa ancor più necessario fermare una deriva pericolosa per la qualità delle prestazioni professionali e quindi a tutela tanto dei professionisti quanto degli utenti dei loro servizi. Il provvedimento inoltre contiene una norma secondo la quale il giorno da cui decorre la prescrizione della responsabilità civile è quello in cui si è realizzata la prestazione. In tal modo diventerebbero anche più agevoli e convenienti le coperture assicurative dell’attività professionale”.

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