Author Archives: Maurizio Sacconi

Adapt Bollettino ADAPT Centri per l'impiego

Il mio canto libero/ Programma Lega-M5S: si rivedono i centri per l’impiego



Le notizie circa il programma di governo della coalizione Lega-M5S confermano per il lavoro il ritorno alla centralità dei centri (pubblici) per l’impiego. Mentre il sostegno alla domanda di servizi liberamente scelti dai disoccupati attraverso l’assegno di ricollocamento rimane circoscritta a pochi, la scelta di allocazione delle risorse si orienta verso la offerta attraverso le nuove assunzioni nella pubblica amministrazione. Si è detto di un ritorno perché invero questa linea era stata affermata e praticata, anche con il monopolio, fino al momento in cui la riscontrata autoreferenzialita’ di questi servizi aveva fatto prevalere gli impulsi concorrenziali dal lato della domanda. La sensazione comunque è che l’approccio alle politiche attive sia quello tradizionale del soccorso straordinario, fondato sulla formale presa in carico pubblica del disoccupato, rispetto a quello degli ecosistemi formativi permanenti nei territori nel momento in cui le transizioni diventano continue. La collaborazione tra imprese, scuole, università, enti bilaterali corrisponde infatti al nuovo diritto del lavoratore di poter accedere alle fonti di apprendimento per migliorare conoscenze e competenze. A questo proposito suscita perplessità la previsione di percorsi scolastici idonei a produrre “nuove figure professionali” perché la velocità del cambiamento e’ tale da non consentire la stabile identificazione di mestieri.

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ A dieci anni dal testo unico sulla sicurezza troppo formalismo

Da Bollettino Adapt

Si “celebra” in questi giorni il decimo anniversario dall’entrata in vigore del testo unico in materia di salute e sicurezza nel lavoro. Si devono a Marco Biagi le prime bozze di una raccolta ordinata della pesante legislazione via via sedimentatasi nel tempo e costruita nel presupposto di una economia prevalentemente costruita sui paradigmi della seconda rivoluzione industriale.

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Il coraggio della discontinuità per il Mezzogiorno

La questione meridionale si è riproposta prepotentemente con quel sondaggio perfetto che è il voto. La polarizzazione implicita nel salto tecnologico, i lunghi anni della depressione e una stagione di politiche indifferenziate che ha premiato i punti forti dell’economia nazionale, hanno accentuato il tradizionale divario territoriale che non ha eguali in Europa. In altri Paesi i differenziali socio-economici sono forse maggiori ma in nessuno l’estensione delle aree arretrate è così ampia. Si combinano ora il declino demografico, la fuga sistematica dei giovani, l’inefficienza istituzionale, i ritardi del sistema di istruzione, le carenze infrastrutturali, i condizionamenti della criminalità organizzata. L’assenza di una visione condivisa e di un conseguente progetto di sviluppo hanno riproposto una domanda assistenziale. Ci sono tutte le ragioni perché il Parlamento riproduca una formale inchiesta sulla condizione delle aree meridionali analoga a quella varata tra il 1875 e il 1876.

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1 maggio

Primo maggio: la promessa si rinnova

Da Bollettino Adapt

La promessa di tutti i decisori istituzionali e sociali per la festa del primo maggio dovrebbe essere “fare lavoro”. Troppi giovani, troppi adulti, troppe donne, troppi disabili sono esclusi per lunghi periodi dalla possibilità di provvedere ai bisogni propri e del proprio nucleo familiare attraverso un reddito da lavoro, di realizzare il proprio potenziale e la propria attitudine relazionale attraverso una sostenibile attività lavorativa. Può sembrare un impegno scontato ma non lo è affatto. Circolano almeno due atteggiamenti che non favoriscono la creazione di lavoro.

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Bollettino ADAPT

Da Confsal e Ugl segnali di buon pluralismo sindacale

Dal Bollettino Adapt

Nei giorni trascorsi due organizzazioni sindacali “minori” hanno dato concreti segnali di vitalità e di originalità. La Ugl, dopo un buon congresso con positivi elementi di discontinuità, ha celebrato non ritualmente il proprio sessantottesimo compleanno. Il suo segretario generale Capone, sposando la contrattazione di prossimità, ha ipotizzato la costruzione di accordi di comunità che dovrebbero coinvolgere organizzazioni rappresentative di interessi e istituzioni locali in un determinato ambito territoriale. Queste intese dovrebbero coniugare i contenuti propri di una negoziazione aziendale o interaziendale con lo sviluppo dei servizi di pubblica utilità che generano un contesto attrattivo per gli investimenti e protettivo per le persone. Tra questi potremmo considerare le infrastrutture e le reti tecnologiche, i servizi socio-sanitari-assistenziali, le nuove sinergie tra scuole, università e imprese alimentate dagli stessi enti bilaterali, i livelli di pressione fiscale locale sui redditi e sugli immobili. Lo sviluppo degli accordi di comunità favorirebbe la crescita di queste economie locali e concorrerebbe alla ricostruzione del tessuto relazionale come del circuito della fiducia nei confronti delle istituzioni. 

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Cibo a casa e fattorini. Adesso serve una legge ad hoc

Pubblicato su Il Giornale

In questi giorni il tradizionale dibattito lavoristico italiano ha considerato una sconfitta per i diritti dei lavoratori da piattaforma digitale la sentenza con cui il tribunale di Torino ha confermato trattarsi di prestazioni autonome e non di lavoro subordinato. Determinante si è probabilmente rivelata la constatazione della possibilità per il lavoratore di rifiutare la chiamata. È la caratteristica di molte attività inquadrabili nella cosiddetta gig economy perché coniugano le esigenze di flessibilità della piattaforma con quelle di prestatori che hanno un impegno principale nello studio o in un altro rapporto di lavoro piu strutturato. D’altronde, può essere un bene che questi lavori rimangano “secondi”, ovvero complemento di altri redditi e non illusione di una adeguata fonte primaria di sostentamento. Ciò non significa tuttavia trascurare diritti fondamentali come l’equo compenso o la prevenzione e la tutela di infortuni e malattie. Lavoro dipendente e lavoro indipendente tendono a confondersi nei nuovi modelli organizzativi indotti dalla rivoluzione tecnologica. Tutti i lavori si realizzano e si remunerano sempre più per risultati mentre si allenta progressivamente il vincolo spazio-temporale. Ma tutti i lavori assumono fragilità che meritano tutele. Ciò significa adeguare norme di legge e contrattazione con uno spiccato privilegio per la fonte duttile e velocemente adattabile del contratto. Tocca alla legge consolidare il quadro dei diritti essenziali e inderogabili come l’adattamento di alcune disposizioni sulla sicurezza o un compenso minimo. non orario ma correlato alla singola prestazione, per i lavoratori autonomi. Tocca alla contrattazione, promossa anche da associazioni o cooperative dei prestatori indipendenti, definire reteribuzioni adeguate, modalità efficaci di tutela della salute come una periodica sorveglianza sanitaria di tipo integrale, benefit rivolti a ridurre i costi di attività o a migliorare la qualità della vita. Oltre l’ideologia della supremazia della subordinazione, dobbiamo muovere da un principio di realtà, incoraggiare e apprezzare tutti i lavori, offrire ad essi poche e fondamentali regole non negoziabili, premiare fiscalmente i buoni accordi che le parti realizzano in prossimità, guardandosi negli occhi e costruendo percorsi condivisi. Anche la persistente piaga del lavoro sommerso in una Italia cosi duale, ne risulterebbe piu facilmente contrastata.

Maurizio Sacconi

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anniversario Ugl

68mo Anniversario di fondazione della Ugl

68mo Anniversario di fondazione della Ugl
Roma, 23 marzo 2018
Sintesi intervento di Maurizio Sacconi

Come produrre regole utili a favorire l’obiettivo di “più lavori, migliori lavori” al tempo della quarta rivoluzione industriale?

Il Rapporto sul futuro del lavoro approvato dalla Commissione Lavoro del Senato ha constatato il progressivo primato del contratto sulla legge quale fonte di regolazione che, ove più ove meno, sta prevalendo in tutti i Paesi europei. La rivoluzione tecnologica ha impresso velocità ai cambiamenti. Abbiamo bisogno di strumenti agili con cui dare valore al lavoro in ogni circostanza. La legge e’ rigida, monolitica e difficilmente modificabile. Il contratto e’ duttile, plurale e facilmente sostituibile. Ieri il primato della legge si giustificava con una economia stabile e con la prevalenza della produzione industriale seriale che faceva tendenzialmente uguali i lavoratori. Ora la legge rincorre la realtà senza raggiungerla. Il contratto, invece, può accompagnare e orientare i comportamenti reali. Ne abbiamo bisogno perché il salto tecnologico potenzialmente porta buoni frutti in quanto capacita le persone. Interviene tuttavia in un Paese già segnato da una persistente dimensione di lavoro nero, da una forte quantità di lavori ripetitivi, da una atavica propensione a sostituire il lavoro con le macchine, da forti dualismi territoriali, per cui potremmo avere ricchezza e lavoro concentrati in pochi territori, in poche persone.

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Moratoria su art. 18 per potenziare diritto ad apprendimento

Nonostante la legittima diffidenza di molti verso le ripetute riforme delle tipologie contrattuali, riemerge con il voto la domanda di ulteriori correzioni alle recenti regolazioni. Si ipotizzano penalizzazioni dei contratti a termine e ritorno a maggiori tutele reali in caso di licenziamento.

Sarebbe invero preferibile una agenda per il lavoro concentrata innanzitutto sulla costruzione di ecosistemi permanentemente formativi in tutti i territori, a partire da quelli più deboli, così da alzare il livello delle abilità e delle competenze di tutti i lavoratori in modo da prevenire, oltre che assistere, lo stato di disoccupazione. Operazione non semplice in un Paese in cui il sistema educativo nazionale e gran parte degli enti formativi regionali sono viziati da odiose autoreferenzialità. Solo recentemente si sono avviate prime forme di apprendimento “duale” dopo una lunga fase di ostilità ideologica alla contaminazione della teoria con la pratica.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ ISTAT: febbraio moderatamente positivo per il lavoro

La periodica rilevazione Istat sul mese di febbraio disegna un quadro del mercato del lavoro solo moderatamente positivo, contraddetto dai valori negativi più consolidati dell’ultimo trimestre a cavallo tra i due anni. Continua il peggioramento della popolazione maschile nell’età di mezzo, rimane consistente l’esclusione dei più giovani, prosegue il calo dei lavoratori indipendenti, rimane elevato il tasso di inattività. La crescita non si traduce nella misura di incremento degli occupati che sarebbe auspicabile. Lo stesso sviluppo delle basse qualifiche rilevato nella recente indagine Istat confermerebbe la debolezza delle politiche pubbliche di investimento formativo.

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero – Torna di moda lo Stato?

Dal Bollettino ADAPT

La nuova legislatura appare caratterizzata da un radicale cambio dei paradigmi che hanno lungamente segnato la seconda vita repubblicana in Italia. Per oltre vent’anni la competizione politica si è sviluppata intorno ai principi del mercato con una sinistra che è arrivata ad esprimere perfino posizioni liberiste scavalcando talora un centrodestra preoccupato della coesione sociale. Con la “sola” eccezione di un sistema giudiziario sempre più imponderabile e invadente, il confronto si è largamente concentrato sulla riduzione del peso dello Stato in termini di spese e tasse. I risultati sono stati modesti ma il mood dominante ha impedito un peggioramento della situazione di partenza.

Ora la preoccupazione trainante, che influenza tutte le parti del nuovo assetto politico, sembra essere la protezione sociale intesa come ritorno allo Stato. Non solo quindi un maggiore peso della spesa corrente, quale si evince dalle promesse di allentamento delle rigidità del sistema previdenziale e di introduzione di un reddito di garanzia, ma anche una ricorrente richiesta di estensione delle strutture pubbliche.
Nelle stesse politiche del lavoro si riaffaccia la tesi di un potenziamento dei servizi pubblici per l’impiego come se la consistente disoccupazione di lungo periodo o i bassi tassi di occupazione siano riconducibili alla loro carenza.

Eppure sembravano assodati i limiti impliciti nella ricorrente autoreferenzialità degli istituti dedicati all’orientamento, alla formazione e al collocamento di disoccupati e inoccupati. Da essi era derivata la convinzione che le risorse dovessero essere concentrate sulla domanda capacitandola attraverso l’uso sistemico di un virtuale assegno di ricollocamento da poter destinare liberamente alla offerta dei servizi ritenuti più efficaci da ciascun beneficiario. Ne deriverebbe un mercato competitivo di soggetti pubblici, privati e privato-sociali remunerati, almeno in parte, a risultato e in misura proporzionale alla difficoltà di collocamento.

La funzione pubblica dovrebbe preoccuparsi di garantire le infrastrutture di un trasparente mercato del lavoro a partire dal “fascicolo elettronico della vita attiva” di ciascun cittadino garantendone l’accesso agli operatori richiesti di aiutarlo. Qualcuno obietterà che nel Mezzogiorno le agenzie private sono meno presenti ma, da un lato, si svilupperebbero proprio in ragione dell’assegno e, dall’altro, si potrebbero rimuovere i frequenti ostacoli frapposti dalla legislazione regionale. In ogni modo, la sfida competitiva nell’interesse dei disoccupati dovrebbe essere raccolta anche dai soggetti della formazione in quanto tutti gli operatori dovrebbero convergere verso forme di collocamento mirato attraverso la riqualificazione delle competenze.

Gli stessi centri per l’impiego sarebbero sollecitati a misurarsi con la concorrenza e ad orientarsi ai risultati. Si tratta di stabilire se si vuole mettere al centro dell’azione pubblica la persona o se, ancora una volta, lo Stato pensa solo a se stesso.

 

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