Author Archives: Maurizio Sacconi

Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Consulenti del lavoro: dalle buste paga alle relazioni di prossimità

Il consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, unitamente alla Cassa previdenziale, alla Fondazione e alla Associazione di categoria, ha organizzato un grande evento per celebrare i quaranta anni trascorsi dalla approvazione della legge n. 12/79 con cui furono disciplinate le norme relative all’ordinamento della professione. Vi hanno partecipato il Presidente del Consiglio Conte ed il ministro Di Maio portando in dono l’inserimento dei consulenti tra i professionisti abilitati alle procedure di cui alla nuova legge fallimentare e l’impegno a comprendere un loro rappresentante tra i componenti del consiglio di amministrazione dell’ ente previdenziale. La manifestazione ha voluto ripercorrere la progressiva evoluzione del ruolo dei consulenti con particolare attenzione all’ultimo ventennio. Particolarmente toccante è stato il filmato relativo al discorso di Marco Biagi in occasione del loro congresso del 2001 quando egli ebbe modo di illustrare il contestato Libro Bianco sul futuro del lavoro in Italia. Di lì invero prese le mosse un percorso di ulteriore valorizzazione dei professionisti cui era stata riconosciuta la riserva degli atti di gestione dei rapporti di lavoro.

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Bollettino ADAPT

Legge di bilancio: tutti dimenticano detassazione accordi di prossimità

Adapt 38. Il mio canto libero

Simone Spada – LaPresse22 

La controversa e mutevole legge di bilancio ha ampiamente trattato il tema del lavoro dal “reddito di cittadinanza” ai centri per l’impiego, dagli incentivi per nuove assunzioni alla ridefinizione qualitativa e quantitativa dell’alternanza tra apprendimento teorico e pratico, dai nuovi requisiti di accesso al pensionamento al taglio, quasi strutturale, delle pensioni medie e alte. Il concitato esame parlamentare è stato accompagnato da prese di posizione e controproposte di tutti gli attori politici e sociali. Stupisce il fatto che sia stato invece del tutto trascurato, negli atti come nel dibattito pubblico, il modo con cui promuovere la crescita dei salari quando si accompagna con gli incrementi di produttivita nonostante le reiterate analisi circa i ritardi cronici della contrattazione collettiva sotto questo profilo. Eppure molti hanno apprezzato la novità del contratto dei metalmeccanici che ha opportunamente rimesso agli accordi di prossimità la definizione degli andamenti retributivi. Si è trattato del primo contratto senza la usuale “cifra” degli aumenti non per ragioni di austerità ma, al contrario, per la consapevolezza dei contraenti che i modesti aumenti egualitari avrebbero lasciato insoddisfatte tanto le ragioni dei lavoratori quanto quelle degli imprenditori. Tanto più che in Italia può esplodere da un momento all’altro una vera e propria “questione salariale” se è vero che ogni sondaggio rivela una domanda crescente di “soldi” da parte dei lavoratori anche in alternativa a più sostanziose prestazioni sociali. Intendiamoci. Il rafforzamento di una dimensione integrativa per la sanità e la previdenza è cosa certamente gradita cui si dovrà presto accompagnare anche l’adozione di formule di long term care corrispondenti ai crescenti bisogni legati alla condizione di non autosufficienza. Ma i “soldi” rimangono una necessità primaria. D’altra parte le imprese, anche in ragione degli investimenti tecnologici, avvertono sempre più il bisogno di negoziare direttamente lo scambio tra premi o incrementi retributivi e specifici cambiamenti organizzativi o effettive transizioni professionali per diventare più competitive. Dal 2008 la tassazione della componente premiale della retribuzione è agevolata con aliquota sostitutiva onnicomprensiva del 10% anche se l’importo massimo detassabile è sceso dagli originari 6000 agli attuali 3000 euro. Nella versione originaria erano compresi anche gli straordinari ed il lavoro notturno che oggi sono esclusi. È ben vero che la platea dei potenziali beneficiari è aumentata con l’incremento della soglia di reddito del lavoratore nell’anno precedente quello di fruizione del premio che ora è di 8000 euro ma, come rivelano i diversi “tiraggi” dal bilancio pubblico, sarebbe stato maggiore l’impatto sulla massa salariale mantenendo più elevata la dimensione premiale incentivata anche se su una platea più contenuta ma pur sempre comprensiva degli operai e degli impiegati. Così come è venuta meno per le imprese la possibilità di un abbattimento dei contributi connessi ad una parte dei premi, ora possibile solo fino a 800 euro nel caso di modalità di coinvolgimento paritetico dei lavoratori. Insomma, vi sarebbe stata ampia materia per discutere un incremento della retribuzione detassata, così da renderla più sensibilmente incentivante, tanto più che la attuale maggioranza parlamentare ha più volte affermato di diffidare delle burocrazie centrali della rappresentanza e di preferire quelle più prossime ai concreti interessi da regolare. Come sono quelle che sottoscrivono i contratti aziendali e territoriali.

Maurizio Sacconi

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ddl semplificazione

Il mio canto libero/ Nuovi Codici? Meglio un approccio non per regole ma per obiettivi

pubblicato su Bollettino ADAPT

Risultati immagini per maurizio sacconiSembra ormai prossimo l’esame da parte del Consiglio dei Ministri di un disegno di legge che, a memoria, non ha precedenti nell’età repubblicana. Si tratta di un provvedimento con cui il Parlamento dovrebbe delegare il governo a a semplificare,  riordinare  e riunire in codici (non meramente compilativi) tutta la complessa e stratificata legislazione italiana, dalle regole operative della pubblica amministrazione al diritto tributario, dall’agricoltura al turismo, dalle attività economiche alla società dell’informazione, dalle reti tradizionali a quelle “nuove”, dal governo del territorio alle fonti rinnovabili, dalla tutela della salute alle politiche assistenziali, dall’istruzione al lavoro e alla previdenza. Gli obiettivi sono nobili e condivisibili a partire da un principio generale di delega secondo il quale vanno abrogate tutte le disposizioni “ che costituiscono livello di regolazione superiore a quello minimo richiesto dalla normativa europea” anche se poi si aggiunge “… salvo che la loro perdurante necessità sia motivata..”. Gli estensori del DDL appaiono preoccupati dell’impatto della vigente regolazione sulle persone fisiche e giuridiche in quanto evidente ragione di rattrappimento della società e dell’economia in Italia. Da tempo si avverte la necessità di una drastica semplificazione che tuttavia, quando è stata tentata, ha tendenzialmente prodotto ulteriori complessità. 

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Bollettino ADAPT Logistica distributiva

Il mio canto libero/ Accompagnare l’evoluzione della logistica distributiva

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Le recenti vicende autorizzatorie che hanno interessato il gruppo Amazon in Italia ripropongono il tema di una logistica distributiva efficiente nel servizio reso alla società e all’economia nonché moderna e giusta nella gestione dei rapporti di lavoro lungo tutta la filiera. Il nostro prevalente orientamento alla manifattura ha spesso indotto a trascurare la qualità di un terziario sempre più vitale per la nostra competitività nel momento in cui il consumatore pretende prodotti personalizzati a domicilio. Non hanno aiutato nemmeno le rendite di posizione del tradizionale monopolio pubblico nella distribuzione di pacchi e lettere solo parzialmente superato con i processi di liberalizzazione. Usciamo insomma da un mercato duale fatto di attività, anche dal punto di vista delle relazioni industriali, da un lato iper-regolate e, dall’altro, iper-sregolate. Al di là dell’impiego delle nuove tecnologie per la velocità della prestazione lavorativa, che hanno suscitato una attenzione non sempre giustificata, il nodo principale riguarda i modi con cui garantire sia i tempi di consegna da attività sindacali minoritarie e spregiudicate che i diritti nel lavoro da pratiche di appalto di bassa tutela. La soluzione si può ragionevolmente produrre con accordi di filiera sempre più evoluti e con il riconoscimento che si tratta di servizi essenziali meritevoli tutti delle protezioni dell’utenza in quanto di “pubblica utilità”. È uno scambio che le istituzioni possono quindi accompagnare con decisioni pubbliche e con la rigorosa applicazione delle leggi senza colpevoli acquiescenze a forme di blocco delle merci, nemmeno “sostenute” da un sufficiente grado di rappresentatività di coloro che le mettono in opera. Può soccorrere inoltre la rigorosa verifica ispettiva della responsabilità solidale negli appalti. Tutti i tasselli concorrono ad incoraggiare l’evoluzione del settore mentre ogni asimmetria potrebbe solo conservare inefficienze ed arretratezze.

Maurizio Sacconi

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Bollettino ADAPT pubblica amministrazione

Il mio canto libero/ Ddl Concretezza: PA al bivio tra vecchi vizi e nuove opportunità

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Prende avvio presso il Senato il percorso di approvazione del Disegno di Legge governativo detto della “concretezza” e dedicato ad autorizzare assunzioni per una spesa corrispondente al 100 per cento di quella relativa al personale di ruolo cessato nell’anno precedente. Dopo anni di blocco dei nuovi ingressi, con conseguente innalzamento dell’età media dei dipendenti, di rinuncia alla formazione e di “stabilizzazioni” a prescindere dai fabbisogni professionali, il governo ha l’ambizione di collegare ad una ricognizione di questi ultimi i futuri concorsi. Anche se poi consente che una larga parte delle assunzioni ammesse si possa realizzare in deroga a questo filtro, anche utilizzando le graduatorie di precedenti procedure selettive. Suscita peraltro qualche legittima perplessità il complessivo impianto del provvedimento in quanto non sembra muovere dalla premessa delle straordinarie opportunità offerte dal salto tecnologico che viviamo. Cui si dovrebbe aggiungere l’obbligo europeo (finalmente!) di introdurre sistematicamente nello Stato la contabilità economica patrimoniale analitica per centri di costo. Prima ancora della analisi dei fabbisogni professionali, le amministrazioni dovrebbero non tanto subire Piani centralizzati di “conformità” quanto predisporre veri e propri progetti industriali con i quali reingegnerizzare più che i singoli processi le intere funzioni loro assegnate. 

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Bollettino ADAPT Formazione

Il mio canto libero/ Concorso di idee per una nuova definizione della formazione

da Bollettino ADAPT

Nei giorni scorsi Federmeccanica e le organizzazioni sindacali con cui ha sottoscritto il contratto collettivo nazionale hanno promosso un incontro pubblico sul diritto soggettivo alla formazione nel lavoro, nuovo perché introdotto per la prima volta in questi termini nella esperienza negoziale tra parti sociali. La novità è stata particolarmente significativa perché si è prodotta nella categoria che in passato aveva condiviso il vincolo di un monte ore di formazione esterna all’impresa nel presupposto che questa non fosse “formativa” e che si rendesse necessario compensare l’implicita presunzione di impoverimento culturale del lavoratore con un apprendimento distinto e distante rispetto al luogo di produzione. Il diritto viene ovviamente definito in termini promozionali, con l’eccezione di un obbligo minimo di 24 ore nel triennio, ma non per questo è destinato ad essere ineffettivo. Certo, la sua declinazione deve essere aziendale e territoriale per cui le commissioni paritetiche da tempo attive nella categoria a questi livelli sono ora chiamate a monitorare, progettare, sollecitare i modi con cui darvi implementazione. 

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Bollettino ADAPT Mercato del lavoro

Il mio canto libero/ Hiring and firing

Risultati immagini per firedContinua a pesare sul mercato del lavoro italiano la maledizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori anche se, fortunatamente, non appare più in grado di suscitare le emozioni e di generare i conflitti del passato, anche recente. È di questi giorni la pubblicazione delle motivazioni relative alla sentenza 194/2018 della Corte Costituzionale che modifica l’art. 3, comma 1, del dlgs 23 del 2015 nella parte in cui predetermina la misura del risarcimento al lavoratore nel caso di licenziamento cui non venga riconosciuta, in sede di giudizio, una adeguata giustificazione. In particolare, la Consulta ritiene che la norma non corrisponda ai principi di eguaglianza e ragionevolezza in quanto proporziona rigidamente alla sola anzianità di servizio la definizione di quanto spetta al lavoratore senza tenere conto di altre circostanze come la dimensione occupazionale e produttiva dell’impresa o il comportamento delle parti. La decisione appare motivata dalla volontà di garantire non solo una maggiore tutela a chi deve cercare una nuova occupazione ma soprattutto una più pesante deterrenza nei confronti dell’impresa affinché ponderi adeguatamente le motivazioni del licenziamento. 

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Passi indietro nella (già poca) integrazione tra scuola e lavoro

Risultati immagini per alternanza scuola lavoroIl sistema informativo Excelsior annualmente rileva, in una prospettiva quinquennale, i fabbisogni occupazionali e formativi delle nostre imprese. A questo sondaggio si aggiungono rilevazioni mensili, con proiezioni trimestrali, ed altre letture su base territoriale. Nei giorni scorsi è stata presentata la indagine 2018-2022 secondo la quale tendono ad aumentare i contratti offerti ma si incrementa anche la difficoltà da parte delle imprese di incontrare le persone corrispondenti ai propri fabbisogni. Nel breve periodo (un solo mese) si stima che ben il 30% dei contratti di lavoro ipotizzati possa non essere stipulato per difficoltà di reperimento dei dipendenti idonei. Si tratta di un dato record se confrontato con la serie storica delle analoghe rilevazioni. Esso si spalma con sensibili differenziazioni sul territorio nazionale e colpisce maggiormente le aree economicamente più forti rallentandone le potenzialità di ulteriore sviluppo. Cresce inoltre la quota della domanda dedicata alle persone con alta qualificazione mentre la più elevata difficoltà di reperimento delle entrate programmate riguarda le professioni tecniche. Non si tratterebbe soltanto di una offerta esigua delle competenze cercate ma di una diffusa insoddisfazione delle imprese circa la capacità verificata negli applicants di saper stare al passo con l’innovazione. 

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Bollettino ADAPT mobilità Sciopero

Il mio canto libero/ Il diritto affievolito alla mobilità

Lo sciopero “generale” indetto dai sindacati di base ha pesantemente affievolito, ancora una volta, il diritto alla mobilità di molti cittadini, nella usuale giornata del venerdì, con il solo effetto annuncio favorito da una informazione genericamente allarmistica. Nonostante il basso livello di adesione a macchia di leopardo, i servizi di trasporto sono apparsi inaffidabili perché imprevedibili costringendo gran parte dell’utenza alla rinuncia o alla scelta dell’auto con le inevitabili conseguenze sul traffico delle aree urbane. Il danno per la società e l’economia è stato consistente. Eppure da tempo si discute dei modi con cui realizzare un migliore equilibrio tra i diritti costituzionalmente tutelati. Nella trascorsa legislatura sono state ipotizzate iniziative legislative dedicate al settore del trasporto pubblico che non hanno potuto giungere al voto parlamentare per l’indisponibilita’ del governo a sostenerle nonostante i reiterati impegni a proteggere gli utenti dalle iniziative sindacali “temerarie” perché poco rappresentative. Sinora non hanno trovato accoglienza politica non solo le regolazioni complesse, che volevano far precedere la proclamazione dello sciopero da verifiche referendarie sull’effettivo livello di sostegno tra i lavoratori, ma nemmeno le proposte più mirate sull’obbligo di comunicazione anticipata delle adesioni individuali o sul dovere di revoca collettiva in tempo utile a renderla nota. Si è impropriamente utilizzato l’argomento di una possibile attività repressiva delle aziende su coloro che avrebbero annunciato in anticipo la loro volontà di astenersi dal lavoro. 

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Bollettino ADAPT caregiver

Il mio canto libero/ Caregivers: spostare la spesa socio-sanitaria dalla spedalità marginale ai servizi territoriali

da Bollettino ADAPT

Da anni è in corso una progressiva trasformazione dei bisogni di salute nella nostra società. Si è infatti via via modificato il rapporto tra malati acuti e cronici con la progressiva, straordinaria, prevalenza di questi ultimi. Se i primi richiedono una assistenza ospedaliera sempre più concentrata in hub ad alto contenuto tecnologico ed elevate competenze multidisciplinari, i secondi ne rifuggono, anche se sollecitati, perché invocano soluzioni appropriate nella dimensione territoriale attraverso il calore relazionale della famiglia o il servizio professionale delle strutture residenziali. Le ragioni della sostenibilità finanziaria coincidono con quelle della appropriatezza perché un malato cronico ricoverato in ospedale costa da sette a dieci volte di più rispetto a famiglie e RSA e viene inevitabilmente trascurato in ragione dell’orientamento agli stati acuti. La stessa spesa crescente per l’innovazione non può essere considerata aggiuntiva pena l’implosione del sistema. Essa è infatti sostitutiva perché, a ben vedere, modifica profondamente il ciclo terapeutico e necessariamente conduce a ridurre l’offerta ospedaliera in favore dei servizi territoriali, cui dovrebbe essere destinato, secondo i target del federalismo fiscale, almeno il 51% della spesa complessiva di ciascuna azienda socio-sanitaria. D’altronde, il programma nazionale degli esiti e il DM 70/15 sugli standard di efficienza sollecitano la chiusura o trasformazione di molti ospedali marginali e pericolosi che attraggono ricoveri inappropriati. Non è teoria dell’impossibile. Ove si sono fatte scelte coraggiose in questo senso (raramente) tornano i conti della salute e dei bilanci. Nella maggiore spesa assistenziale, derivante dalla scomposizione e ricomposizione dei fattori, si colloca la possibilità e la necessità di promuovere la migliore qualificazione e tutela dei caregivers tanto nella dimensione volontaria quanto in quella professionale. Nel primo caso si tratta di riconoscerne la rilevanza economica e sociale introducendo tutele quali il diritto a prestazioni “agili” o alla modulazione dell’orario di lavoro, in funzione della conciliazione tra i tempi di vita, e all’accantonamento di contributi previdenziali “figurativi” per il tempo, parziale o totale, dedicato alla cura di un familiare. Nel secondo caso uno sviluppo della contrattazione collettiva dovrebbe accompagnarsi, per la famiglia, con una robusta possibilità di dedurne i costi o con il beneficio di un’”imposta negativa”. In tutti e due i casi saranno essenziali le opportunità formative e l’inserimento nelle reti dei servizi socio-sanitari dei territori in modo da garantire alla persona assistita in casa la migliore integrazione tra le prestazioni, compresa una vera e propria spedalizzazione domiciliare, e ai caregivers adeguati spazi relazionali. Fortunatamente cresce ogni giorno di più la consapevolezza circa la necessità di organizzare un mercato professionale per questi lavori affinché i prestatori siano tutelati e i nostri familiari ben accuditi. Vi devono concorrere istituzioni, organizzazioni sociali, enti pubblici e imprese private del settore. A nord come a sud.

Maurizio Sacconi

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