Author Archives: Giancamillo Palmerini

Il commento Industria 4.0

Industria 4.0: i cambiamenti che servono alle politiche attive del lavoro

Fonte: Lapresse

Inizia oggi a Torino il Festival del Lavoro 2017, la manifestazione organizzata, ormai da molti anni, dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalla Fondazione Studi per parlare di lavoro e occupazione a 360 gradi. La manifestazione prevede, in questa prospettiva, un’ampia gamma di seminari tecnici, ma non solo. Il Festival si propone infatti, dialogando, di indagare sul lavoro 4.0 e le sue trasformazioni sulla società e su come, quindi, governare l’occupazione e tutelare le nuove generazioni in materia di welfare e previdenza, ma anche, forse soprattutto, in quello delle competenze e delle professionalità richieste dal mercato dopo la digitalizzazione del lavoro. Con uno slogan potremmo dire che al Lingotto si ragionerà di Industry 4.0 e lavoro 4.0, due mondi paralleli che fanno (o almeno così sembra) fatica a incrociarsi.

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Il commento Mercato del lavoro

L’unione che manca all’Europa del lavoro

Fonte: Lapresse

Nella sua lettera d’intenti al Parlamento, e al Consiglio, europeo, il Presidente Juncker aveva già annunciato la proposta di costituire alla fine del 2018, a livello comunitario, un’Agenzia per rafforzare la cooperazione tra le autorità nazionali competenti in materia di mercato del lavoro a tutti i livelli, anche al fine di gestire al meglio le situazioni transfrontaliere nonché tutte le ulteriori iniziative a sostegno della mobilità e la definizione di un numero di sicurezza sociale europeo. Tale scelta è stata confermata due giorni fa, durante il discorso sullo Stato dell’Unione, per il 2019.

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Il commento povertà assoluta Povertà relativa

Cosa significa oggi ridurre la povertà?

fonte: Lapresse

La protezione dalla povertà anche di chi un lavoro ce l’ha deve essere vista, sempre più, come parte dell’obiettivo globale di ridurre la povertà in Europa. Già la strategia Europa 2020 identificava i disoccupati come soggetti particolarmente a rischio di povertà. Tuttavia, il mero fatto di lavorare non è sempre sufficiente per evitare, ahimè, la povertà. Si deve sottolineare, infatti, come anche prima del 2008 e all’inizio della grande crisi finanziaria di questi anni un notevole numero di lavoratori europei fossero poveri. Da allora molte cose sono cambiate e ciò necessita una rinnovata attenzione della politica europea per questi soggetti.

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Il commento

Le politiche per il lavoro che remano contro

fonte: Lapresse

Come noto il Governo, su proposta del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, ha approvato due giorni fa, in esame definitivo, il decreto legislativo di attuazione della legge sul contrasto della povertà, il riordino delle prestazioni di natura assistenziale e il rafforzamento del sistema degli interventi e dei servizi sociali. In particolare il decreto introduce, a decorrere dal 1° gennaio 2018, il Reddito di inclusione (Rei), quale misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.

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Il commento

Assegno di ricollocazione: così la Toscana raddoppia la lotta alla disoccupazione

Fonte: Lapresse

L’assegno di ricollocazione, la più significativa innovazione in materia di politiche attive del lavoro prevista dal “Jobs Act”, consiste in un servizio personalizzato, erogato da un Centro per l’impiego o da un soggetto accreditato pubblico o privato scelto dal disoccupato, per la ricerca di nuova occupazione volto al reinserimento nel mondo del lavoro in tempi brevi e dedicato alle persone senza lavoro e beneficiarie della Naspi da almeno 4 mesi. L’importo erogato varia da un minimo di 250 euro a un massimo di 5.000 euro, a seconda del tipo di contratto alla base del rapporto di lavoro e del grado di difficoltà per ricollocare il disoccupato (profilo di occupabilità). L’importo viene riconosciuto non alla persona disoccupata, ma al soggetto erogatore che ha fornito il servizio, ma solo a risultato occupazionale acquisito. Una prima sperimentazione partita a marzo coinvolge circa 30 mila persone.

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Garanzia Giovani Il commento

Garanzia giovani: i dubbi e i problemi da “cancellare” dopo il rifinanziamento

Fonte: Lapresse

Come ormai ben noto a tutti, la Garanzia Giovani rappresenta il Piano europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile. Con questo obiettivo sono stati previsti dei finanziamenti per i Paesi membri con tassi di disoccupazione superiori al 25%, che dovrebbero essere investiti in politiche attive di orientamento, istruzione e formazione e inserimento al lavoro, a sostegno dei giovani che non sono impegnati in un’attività lavorativa, né inseriti in un percorso scolastico o formativo ( i famosi Neet, Not in education, employment or training).

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Il commento Pensioni

Riforma pensioni: le poche certezze sulle nuove proposte

L’idea è stata illustrata davanti ai leader sindacali focalizzando l’attenzione, in particolare, su donne e giovani. Si immagina, nella sostanza, di dare un paracadute per le pensioni ai nati negli anni Ottanta, prospettando di introdurre anche nel sistema contributivo un minimo previdenziale, come nel retributivo, che sarà intono a 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi. Un importo che potrebbe aumentare di 30 euro al mese per ogni anno in più fino a un massimo di “ben” mille euro. La pensione di garanzia scatterebbe per chi ha raggiungerà (?) i requisiti di età a si dovrebbe, allo stesso tempo, intervenire anche sugli anticipi sganciando così il legame con l’importo che oggi limita le uscite.

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Il commento Inps Post Voucher

Nuovi voucher/ Le speranze riposte nei “buoni lavoro 2.0”

Nel 2003 con l’approvazione della Legge Biagi era stato introdotto nel nostro ordinamento il lavoro accessorio più comunemente conosciuto come il “buono lavoro”. Nei mesi scorsi la Cgil ha raccolto oltre un milione di firme per chiederne l’abolizione. Alla luce dell’intervento della Consulta che ha approvato il quesito referendario, il Governo ha deciso, al fine di evitare un rischioso referendum, di abrogare “provvisoriamente” i voucher. Con la cosiddetta “manovrina”, infatti, tale istituto uscito dalla porta, è rientrato dalla finestra.

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Il commento Istat

Le nuove “brutte notizie” nei numeri dell’Istat

Foto: Lapresse

L’Istat ha pubblicato ieri il periodico rapporto sugli occupati e, ahimè, sui disoccupati nel nostro Paese. L’occasione è, come sempre, ghiotta per cercare di capire lo stato di saluto del nostro, già malandato, mercato del lavoro e analizzare gli effetti del Jobs Act, la medicina che avrebbe dovuto, come per magia, uccidere il virus della precarietà e della disoccupazione. Venendo ai crudi numeri il primo dato che emerge è che a maggio 2017 la stima degli occupati cala dello 0,2% rispetto ad aprile (-51 mila unità), attestandosi a un livello lievemente superiore a quello di marzo. Il tasso di occupazione si attesta così al 57,7%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali. Il calo congiunturale si manifesta, ahimè, principalmente per gli uomini e interessa tutte le classi di età, a eccezione degli ultracinquantenni, molti dei quali costretti a rimanere attivi grazie, o per colpa secondo le prospettive, alla tanto criticata “Riforma Fornero”. Diminuisce, poi, il numero di lavoratori autonomi e dipendenti a tempo indeterminato, sebbene a tutele crescenti, mentre aumentano i lavoratori con un contratto a termine.

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Il commento

La scommessa di Confindustria per giovani e imprese

Foto: La Presse

“Giovani, Impresa, Futuro” è il nuovo progetto lanciato da Confindustria per l’occupabilità dei giovani: un insieme di proposte, almeno secondo i promotori, organiche che punta su nuove politiche attive e su una nuova, e più moderna, filiera educativa. L’obiettivo è, alla fine, di mettere a sistema gli strumenti di collegamento tra formazione e lavoro ponendo l’impresa al centro. A questo si arriva partendo da alcuni dati di fatto. Si evidenzia così come l’Italia presenti ancora un pesante deficit di capitale umano i cui effetti più evidenti sono l’abbandono scolastico precoce e il basso livello delle competenze degli studenti. Nel 2016, ad esempio, i giovani tra 18 e 24 anni che hanno lasciato la scuola senza conseguire un titolo sono il 13,8% (contro il 10,7% europeo), con forti disparità territoriali (23,5% in Sicilia, 18,1% in Sardegna).

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