Author Archives: Redazione

pubblica amministrazione rapporto

Amici di Marco Biagi presenta un rapporto sulle PA in Italia

L’Associazione Amici di Marco Biagi, in collaborazione con Forum PA, ha elaborato, in occasione di un nuovo Governo e una nuova Legislatura, un “Rapporto sulle Pubbliche Amministrazioni in Italia”.

A nostro parere un Rapporto sulle Pubbliche Amministrazioni in Italia può essere interessante per più ragioni. Da un lato, sembrano avere esaurito ogni speranza di efficacia i tentativi realizzati in base a un approccio tutto legislativo e quindi “per regole”. Dall’altro, il salto tecnologico è così pervasivo, profondo e veloce da consigliare un approccio “industriale” e quindi il concreto ridisegno del perimetro della amministrazione diretta e una reingegnerizzazione non solo dei procedimenti, ma delle stesse grandi funzioni pubbliche. Impegni europei per la contabilità economica-patrimoniale analitica per centri di costo, così come il criterio di sussidiarietà potranno essere alleati di un profondo ripensamento verso uno Stato più leggero ed efficace. L’associazione Amici di Marco Biagi ha sempre cercato di operare sollecitando “regole semplici della libertà responsabile” e modelli organizzativi pubblici coerenti con l’evoluzione della scienza aziendale.

 

Continua a leggere
Adapt AMB Consiglia Eventi Eventi AMB

Decreto Dignità: impatto su contratti, rappresentanza, relazioni industriali

Vi segnaliamo il seguente evento organizzato dalla nostra associazione con ADAPT a Roma il prossimo 18 luglio:

Continua a leggere
Bollettino ADAPT Decreto dignità

Il mio canto libero/ Decreto “dignità”: cambiare si può

Da Bollettino ADAPT

Le molte reazioni critiche e le poche, per lo più formali, condivisioni del decreto “dignità” sono state utili a disegnare il cambiamento climatico nella società italiana a proposito del lavoro. Molta acqua è evidentemente passata sotto i ponti rispetto al tempo in cui la polemica sulle norme portatrici della flessibilità contrattuale era così aspra da offrire involontariamente il contesto all’omicidio di Marco Biagi. Al di là delle diverse e mutevoli posizioni sulle cose da fare, possiamo oggi riconoscere come sia largamente superata la tradizionale fiducia nella capacità taumaturgica del formalismo giuridico. Ed è stato proprio questo l’errore passatista del nuovo governo. Non si è qualificato come un governo nuovo nel momento in cui ha ritenuto di assorbire l’insicurezza nel nuovo mercato del lavoro, caratterizzato da continue transizioni professionali, attraverso la vecchia cassetta degli attrezzi. Non tutto il male viene tuttavia per nuocere. 

Continua a leggere
caregiver ILO

ILO: il lavoro non retribuito di assistenza e cura alla persona incide sull’occupazione e sulla qualità del lavoro delle donne italiane

Risultati immagini per ilo

Sono stati pubblicati i risultati del rapporto mondiale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sul lavoro dignitoso e le prospettive occupazionali legate all’assistenza e cura alla persona:

Diminuisce la domanda di assistenza e cura all’infanzia e aumenta quella per le persone anziane

  • Nel 2015, circa 12 milioni di persone hanno avuto bisogno di assistenza e cura (8,1 milioni di bambini di età inferiore ai 15 anni e 3,9 milioni di anziani).
  • Si stima che il numero di beneficiari di servizi di assistenza e cura diminuisca di 0,5 milioni raggiungendo 11,5 milioni entro il 2030 (7,2 milioni di bambini di età inferiore ai 15 anni e 4,3 milioni di anziani).
  • Nel 2030, l’Italia sarà il quattordicesimo paese al mondo in termini di alta proporzione di dipendenza degli anziani dalle persone in età lavorativa (coefficiente 9,8 per cento, ovvero un punto percentuale in più rispetto al 2015). Nello stesso anno, per ogni 100 potenziali assistenti non retribuiti ci saranno almeno 10 persone in buona salute di età pari o superiore all’aspettativa di vita.

Leggi tutta la scheda

Continua a leggere
AMB Consiglia Seminario

Seminario ADAPT: soluzioni assicurative per il sostegno al reddito

A seguire vi segnaliamo l’evento organizzato da ADAPT per il prossimo 11 luglio 2018. 

Continua a leggere
Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Decreto “dignità”: vecchie ricette o soluzioni coraggiose?

Da Bollettino Adapt

Risultati immagini per sacconiIl governo ha saggiamente preso tempo per il cosiddetto decreto “dignità”. E’ auspicabile che il tempo supplementare sia stato dedicato all’ascolto delle imprese con lo scopo di comprendere i comportamenti che deriverebbero dalle varie ipotesi normative. L’anomala coalizione è certamente unita dal desiderio di discontinuità rispetto alle maggioranze del passato e dalla dichiarata volontà di misurarsi pragmaticamente con i concreti risultati della sua azione in termini di quantità e qualità dei posti di lavoro. Così, per quanto riguarda le politiche del lavoro, conteranno innanzitutto i tassi di occupazione registrati mensilmente dall’Istat in base ai criteri di Eurostat e lo stock dei contratti permanenti a prescindere dai flussi. In questa ottica hanno perciò deluso le misure informalmente circolate. L’irrigidimento dei contratti a termine, i tetti più contenuti alla quota ammessa di lavori temporanei, la cancellazione della somministrazione di lavoro a tempo indeterminato sono tutte cose già viste. Si tratterebbe della banale ripetizione degli errori compiuti dalle coalizioni dell’Ulivo su impulso della loro componente radicale. La stessa pretesa di impegni decennali delle imprese a non ridurre l’occupazione nel caso di incentivi ricorda talune intese aziendali degli anni ‘70, sistematicamente disattese nonostante il futuro sembrasse allora più prevedibile. Per non dire della ventilata retroattività delle norme che introdurrebbe ulteriori elementi di incertezza in un Paese bisognoso, al contrario,  di un pavimento regolatorio stabile per il futuro è ancor più per il passato. Le ipotesi che abbiamo letto hanno tutte in comune la solita illusione ottica per cui la precarietà sarebbe conseguenza di norme flessibili. Cui si aggiungerebbe una logica originalmente punitiva, quasi vendicativa,  per chi ha avuto benefici senza poi riuscire a produrre risultati performanti. Dai “governanti nuovi” sarebbe invece legittimo attendere misure nel segno di una visione moderna piuttosto che assistere al ritorno di soluzioni già praticate con esiti negativi. Nel mercato del lavoro delle continue transizioni professionali la stabilità dell’occupazione sarà solo la conseguenza di competenze insistentemente aggiornate a partire dalla qualità della fase di ingresso. Perché allora non spiazzare una quota importante dei contratti a termine rendendo più conveniente, con semplificazioni e azzeramento degli oneri, ogni apprendistato “educativo” che è la migliore forma contrattuale per i giovani? Perché non sostituire gli incentivi smodati, che hanno dato solo risultati drogati, con un piano straordinario di alfabetizzazione digitale degli adulti? Perché non contrastare la falsa somministrazione camuffata da appalto di servizi invece di aggredire lo staff leasing tutelato che piace a tutti gli interessati? Perche non concentrare l’attività ispettiva sulle resistenti sacche di lavoro sommerso, ripristinando gli stessi voucher che ne favoriscono l’emersione, invece di rincorrere le piccole violazioni formali? Sarebbe davvero bello essere stupiti, dopo i primi annunci scontati, da un approccio coraggioso e innovativo perché fondato sulla osservazione delle persone e non sugli schemi astratti di vecchie ideologie in cerca di rivalsa.

Maurizio Sacconi

Presidente Amici di Marco Biagi

Continua a leggere
Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Attività ispettiva e certezza della rappresentatività

Risultati immagini per maurizio sacconipubblicato su Bollettino Adapt

Michele Tiraboschi ha opportunamente sollevato un legittimo dubbio sul fondamento normativo delle attività ispettive dedicate a sanzionare le imprese (e solidalmente i loro committenti!) che applicano contratti nazionali  diversi rispetto a quelli sottoscritti da Cgil, Cisl, UIL, Confindustria, Confcommercio, Confartigianato e pochi altri. Furono, peraltro, proprio queste organizzazioni a non gradire l’art. 39 della Costituzione e a contrastarne le leggi applicative in quanto ritenute fonte di limitazioni alla autonomia organizzativa e negoziale dei corpi sociali. Così abbiamo campato senza problemi per molti decenni lungo i quali però la sostanziale unità delle maggiori confederazioni sindacali ha dato luogo a contratti nazionali pesanti e invasivi che hanno determinato trattamenti retributivi omogenei, in un Paese segnato da profonde differenze territoriali, e bassa produttività. In tutti gli altri Paesi industrializzati, negli stessi anni, il legislatore ha fissato un salario minimo che è risultato corrispondere a percentuali tra il 40 e il 60 per cento del salario di fatto. Il che ha significato evidentemente contratti più generosi del minimo inderogabile ma non tali da impedire che in particolari circostanze geografiche o aziendali si praticassero legittimamente retribuzioni più contenute. 

Continua a leggere
Lavoro

Il mio canto libero/ Ancora leggi sul lavoro

da Bollettino ADAPT

Si ricomincia a mettere mano alle regole del lavoro attraverso la leva legislativa. Secondo gli annunci torneremmo ai vincoli delle causali e di una durata più contenuta per i contratti a termine nel presupposto che la precarietà sia conseguenza della norma. Si ipotizza poi una specifica regolazione del lavoro intermediato da piattaforme digitali. Nel primo caso sarà utile una riflessione preliminare sulla ragione vera della instabilità dei posti di lavoro  in un tempo in cui si riduce drasticamente la vita media delle imprese, le aspettative sono comunque incerte, le transizioni delle competenze sono continue. La prima risposta alla comprensibile domanda di sicurezza dei lavoratori non potrà che riguardare la loro effettiva possibilità di accedere perpetuamente a tutte le conoscenze utili a rimanere sempre occupabili. Un ricercatore, ad esempio, può ben scambiare un rapporto di lavoro flessibilmente collegato alla conclusione del progetto di ricerca con la qualità scientifica della prestazione e con una remunerazione adeguata. Se poi è vero che crescono i flussi di ingresso attraverso contratti a termine, è altrettanto vero che lo stock di queste tipologie contrattuali rimane contenuto al 16 e rotti per cento del totale facendo intendere che sono spesso convertite in rapporti permanenti. Il ritorno alle causali farebbe quindi solo la festa degli avvocati perché riproporrebbe il facile contenzioso del passato inibendone l’impiego. Sarebbe utile almeno portare a maggiore convenienza il primo e terzo livello di apprendistato oggi vessati da pesanti oneri formali senza un adeguato vantaggio in termini di costo diretto e indiretto. A proposito invece dei lavori da piattaforma, il legislatore si potrebbe concentrare sulle prestazioni di consegna di merci leggere a distanze contenute attraverso mezzi di trasporto del lavoratore, bicicletta inclusa. Le piattaforme potrebbero rappresentare il punto di incontro tra le esigenze flessibili tanto dei consumatori quanto dei lavoratori in quanto studenti o titolari di altro, prevalente, rapporto di lavoro. Si tratterebbe, attraverso vincoli di età, di sorveglianza sanitaria preventiva, di corrispettivi massimi in un anno, di “ripulire” la stessa platea dei lavoratori riconducendola a coloro che vogliono, con un approccio occasionale, poter rifiutare la prestazione e non cercano li la soluzione alle loro aspirazioni di vita lavorativa e di reddito. La prestazione da piattaforma potrebbe così trovare una regolazione accettata nella collaborazione coordinata e continuativa. Questa garantirebbe i versamenti Inps e Inail cui potrebbero aggiungersi tutele per la malattia e obblighi di formazione per la prevenzione degli infortuni. Il corrispettivo minimo non potrebbe essere orario ma commisurato alla singola prestazione data la possibile discontinuità del tempo di lavoro. Accordi economici collettivi potrebbero infine aggiungere remunerazione e tutele con l’auspicabile evoluzione dei servizi resi dalle piattaforme. Sarebbe al contrario un errore cercare nella subordinazione la soluzione di ogni problema perché non corrisponderebbe, con i suoi vincoli di disponibilità oraria e le sue complessità gestionali, alle caratteristiche oggettive dei “lavoretti” e a quelle soggettive della grande maggioranza di questi prestatori. In questo modo produrremmo solo l’effetto della fuga delle piattaforme dal mercato italiano.

Maurizio Sacconi

Presidente Amici di Marco Biagi

 

Continua a leggere
Lavoro

Maurizio Sacconi sulle misure urgenti in materia di lavoro – Articolo pubblicato su QN

Le annunciate misure urgenti in materia di lavoro ci daranno la misura “sviluppista” dell’azione di governo. Avremo infatti modo di verificare se prevarranno le tentazioni di soddisfare le astratte percezioni ideologiche, a costo di bruciare lavoro, o il desiderio di assecondare la maggiore occupazione in una fase di rallentamento delle economie. Se torneremo ai vecchi vincoli per i contratti a termine vorrà dire che viene assunto il pregiudizio indimostrato per cui la precarietà è conseguenza della norma e non di una realtà in cui si riduce la vita media delle imprese, le aspettative permangono  incerte, le transizioni delle competenze si fanno continue. La prima risposta alla comprensibile domanda di sicurezza dei lavoratori dovrebbe quindi riguardare la loro effettiva possibilità di accedere agevolmente a tutte le conoscenze utili a rimanere sempre occupabili. In questa ottica di collocherebbe, quale concreta alternativa ai contratti a termine, una politica di favore per l’apprendistato “educativo”, ora vessato da pesanti oneri formali senza un adeguato vantaggio in termini di costo diretto e indiretto. Analogo banco di prova sarà la regolazione dei “lavoretti” organizzati dagli intermediari digitali. Il governo dovrà scegliere se costringerli nella griglia rigida del tradizionale rapporto subordinato, soffocandoli, o se condurli ad una disciplina essenziale che ne tuteli l’equo compenso, la salute e sicurezza, l’accantonamento previdenziale. Ragionevolmente, le nuove piattaforme sopravviveranno e si svilupperanno solo se saranno il luogo di incontro tra le esigenze flessibili dei consumatori e quelle, non meno flessibili, di chi cerca un piccolo reddito complementare  allo studio o ad un altro rapporto di lavoro. Si potrebbe anche, mediante vincoli di età, di sorveglianza sanitaria preventiva, di corrispettivo minimo per prestazione e massimo in un anno, “ripulire” la stessa platea dei lavoratori riconducendola a coloro che vogliono, con un approccio occasionale, poter rifiutare la prestazione nel nome di altri interessi prevalenti. Basta insomma muovere dalla osservazione della realtà per trovare soluzioni pratiche e giuste.

Maurizio Sacconi

Continua a leggere
Lavoro

Promuovere accesso a nuove conoscenze e reti locali di professionalità

Articolo pubblicato su QN

L’Istat ci rende ora nota la distribuzione territoriale nel 2017 degli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (Bes). Il salto tecnologico, unito a politiche pubbliche dedicate nei fatti ai soli punti di forza del sistema, ha accentuato il tradizionale dualismo territoriale e ha prodotto nuove polarizzazioni anche all’interno delle aree forti o intermedie. Tali fenomeni hanno trovato evidenza, per la prima volta con simmetrie così perfette, nello stesso risultato elettorale. E’ questo peraltro un destino inesorabile per cui si tratta solo di irrobustire le azioni di sostegno al reddito dei perdenti? La tesi trova autorevoli sostenitori nei vincenti che aspirano così a vincere ancor più senza il disturbo degli esclusi. L’intelligenza artificiale, la blockchain, la gig economy hanno in realtà la potenzialità di aumentare la capacità di tutte le persone e di tutte le imprese. Si tratta quindi di privilegiare le politiche che promuovono l’accesso di tutti alle nuove conoscenze come alle nuove macchine, applicazioni e reti proprio perché parti rilevanti del territorio nazionale sono in grave ritardo. Occorrono certamente “reti locali per la professionalità” cui far concorrere scuole, università, imprese, servizi pubblici e privati per l’impiego, consulenti del lavoro, fondi bilaterali. Non una formula burocratica ma la permanente ricerca di integrazioni per garantire offerte competitive alla libera domanda dei disoccupati grazie all’assegno virtuale di ricollocamento. Abbiamo il compito di assorbire la previsione dell’Unione Europea secondo la quale nel 2020 ci saranno in Italia 135 mila posti di lavoro vacanti nell’ambito ICT, unito al dovere di aiutare gli adulti a rischio di disoccupazione con un programma straordinario di alfabetizzazione digitale. Dopo il pacchetto del governo uscente sarà ora necessario aggiungere un piano “small business 4.0″ accompagnato da reti adeguate nei territori. Ma serve anche il coraggio di sfidare le retorica dominante, che vuole tutti potenziali corrotti ed evasori,  realizzando vere e proprie zone off-shore nelle quali regole e tasse siano drasticamente abbattute per attrarre investimenti privati. Con la burocrazia “difensiva” tutto si paralizza. E forse anche i salari dovrebbero poter essere modulati in relazione allo svantaggio territoriale e all’avvio di start up innovative nel contesto di accordi di comunità tra corpi sociali, imprese e istituzioni. Nulla a che fare con i vecchi patti territoriali in cui si amministravano robusti incentivi finanziari perché ora si tratta di verificare la disponibilità di ciascun sottoscrittore a cedere un pezzo di convinzioni e convenienze per uno scopo condiviso. Può essere infine funzionale un federalismo a geometria variabile per cui alcune Regioni meritano più autonomia ed altre meno poteri, fino all’accettazione del commissariamento, se vogliono avere risorse aggiuntive. 

Maurizio Sacconi

Continua a leggere
1 2 3 199