anniversario Ugl

68mo Anniversario di fondazione della Ugl

68mo Anniversario di fondazione della Ugl
Roma, 23 marzo 2018
Sintesi intervento di Maurizio Sacconi

Come produrre regole utili a favorire l’obiettivo di “più lavori, migliori lavori” al tempo della quarta rivoluzione industriale?

Il Rapporto sul futuro del lavoro approvato dalla Commissione Lavoro del Senato ha constatato il progressivo primato del contratto sulla legge quale fonte di regolazione che, ove più ove meno, sta prevalendo in tutti i Paesi europei. La rivoluzione tecnologica ha impresso velocità ai cambiamenti. Abbiamo bisogno di strumenti agili con cui dare valore al lavoro in ogni circostanza. La legge e’ rigida, monolitica e difficilmente modificabile. Il contratto e’ duttile, plurale e facilmente sostituibile. Ieri il primato della legge si giustificava con una economia stabile e con la prevalenza della produzione industriale seriale che faceva tendenzialmente uguali i lavoratori. Ora la legge rincorre la realtà senza raggiungerla. Il contratto, invece, può accompagnare e orientare i comportamenti reali. Ne abbiamo bisogno perché il salto tecnologico potenzialmente porta buoni frutti in quanto capacita le persone. Interviene tuttavia in un Paese già segnato da una persistente dimensione di lavoro nero, da una forte quantità di lavori ripetitivi, da una atavica propensione a sostituire il lavoro con le macchine, da forti dualismi territoriali, per cui potremmo avere ricchezza e lavoro concentrati in pochi territori, in poche persone.

Dato un pavimento non negoziabile di diritti, tutele e livelli retributivi essenziali, come tali non negoziabili, il contratto ha il compito di:
garantire, in prospettiva a tutti i lavoratori, l’accesso a prestazioni sociali complementari (previdenza, sanita’, assistenza) dalla culla alla tomba
promuovere il diritto di ciascuno ad accedere a conoscenze e competenze – in quanto diritto alla occupabilita’ – e la condivisione sui modi di relazione tra l’uomo e le nuove macchine
garantire incrementi salariali, diretti o indiretti tramite benefit, collegati a produttività, professionalità, risultati
favorire lo sviluppo delle aree deboli, l’emersione dei lavori irregolari, la vera prevenzione e sicurezza

Diritti e tutele non negoziabili sono definite dal diritto comunitario e internazionale del lavoro nonché dalla Carta di Nizza e sono recepite nella normazione italiana. I contratti non possono derogarvi.

Ma già il salario essenziale può essere identificato da un largo accordo interconfederale, cui partecipino tutte le organizzazioni rappresentative in quanto componenti del Cnel, nei minimi tabellari dei contratti leader sottoscritti dalle organizzazioni maggiori. Questo stesso accordo può stabilire regole condivise della contrattazione come la misura della rappresentativita’ e il diritto a negoziare nell’unico tavolo contrattuale per coloro cui è stata già consentita la sottoscrizione “per adesione” e cui è stata quindi riconosciuta una essenziale rappresentatività. Invitiamo tutti a rinfoderare le minacce legislative, tanto in materia di salario minimo quanto di definizione della rappresentanza. Le intenzioni legislative sono, ancor più ora, imponderabili nel loro esito e muovono da obiettivi punitivi più che dalla ricerca di regole largamente accettate e praticate.

Al di sopra di questo pavimento, deve valere il principio del pluralismo contrattuale, soprattutto di prossimità, finalizzato a concreti obiettivi di occupazione e di qualità dei lavori.

Gli accordi nazionali sono necessari per un welfare integrativo reso sostenibile da adeguate masse critiche.

Gli accordi di prossimità possono essere: aziendali, territoriali o di comunità, di filiera, di cluster. Soggetti abilitati a sottoscriverli sono quelli rappresentativi nell’ambito di riferimento: Rsu e RSA espresse da organizzazioni rappresentate al CNEL con possibilità di verifica referendaria del consenso dei lavoratori.
Contenuti di questi accordi possono essere: declinazioni del diritto alla salute a partire da una solida sorveglianza sanitaria, adattamento delle tipologie contrattuali, modulazione degli orari di lavoro, definizione delle modalità di lavoro agile, criteri di impiego delle tecnologie, sviluppo delle professionalità, individuazione dinamica delle mansioni e degli inquadramenti (non sole “quali” funzioni ma anche “come” si svolgono), incrementi retributivi sensibilmente detassati (anche parte di quelli stabiliti dal contratto nazionale), benefit a dipendenti e loro famiglie che non formano reddito.
Melius e peius nel contenuto degli accordi di prossimità non possono essere identificati considerando un singolo istituto ma il complesso delle disposizioni negoziate. Sono migliorativi accordi che fanno emergere lavori sommersi, che salvano posti di lavoro in una azienda in difficoltà, che attraggono investimenti in una area debole, che fanno evolvere le tipologie lavorative preesistenti, che innalzano il grado di occupabilita’ dei lavoratori, ecc.

Occorre omogeneità negli accordi? No perché ogni pretesa di controllo centralizzato degli accordi di prossimità li renderebbe più rigidi e quindi meno adattati alle diverse circostanze.

Il pluralismo contrattuale corrisponde all’interesse convergente di lavoratori e imprese, alla libera ricerca di soluzioni che facciano evolvere la competitività e la professionalità, i profitti e i salari, il fatturato e i posti di lavoro. Se superiamo le ideologie liberiamo i principi, a partire da quello della centralità della persona che deve essere fine e misura di ogni azione collettiva.

Marco Biagi ci ha insegnato a cercare il piacere dei risultati in termini di progresso del lavoro e non ad essere bloccati dalla paura del giudizio di ortodossia dei pretesi commissari del popolo! Altro che pochi ma buoni lavori mentre molti sono intrappolati nella sotto-occupazione o nella disoccupazione. Muovete dal principio di osservazione della realtà e costruite un futuro dignitoso per tutti.

Levate il vostro canto libero. Buon lavoro e buon compleanno Ugl!

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