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La salute della persona nelle relazioni di lavoro: il rapporto ADAPT – Amici di Marco Biagi

A seguire trovate il rapporto realizzato da ADAPT e AMICI DI MARCO BIAGI dal titolo “La salute della persona nelle relazioni di lavoro”.

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TEORIA E PRATICA DELLE RELAZIONI ADATTATIVE DI PROSSIMITÀ: il libro di Maurizio Sacconi

Maurizio Sacconi, in collaborazione con Martina Marmo

TEORIA E PRATICA DELLE RELAZIONI ADATTATIVE DI PROSSIMITÀ, 
Gruppo 24Ore

Questa pubblicazione è dedicata alla evoluzione delle relazioni di lavoro con particolare riguardo ai contratti di prossimità attraverso una ricognizione delle norme e delle buone pratiche che li sostengono. 
La regolazione legislativa pesante ed i contratti collettivi nazionali invasivi si sono a lungo giustificati con la pretesa sindacale della uguaglianza dei lavoratori nelle produzioni seriali indotte dalla seconda rivoluzione industriale e con la volontà delle controparti di mettere al riparo le imprese dal pericolo di più livelli di rivendicazione sulle stesse materie. 
Oggi la cornice normativa deve essere leggera e durevole perché il suo cambiamento richiederebbe tempi non confrontabili con quelli dei processi reali che non potrebbe peraltro mai avere la pretesa di fissare. 
La fonte legislativa dovrebbe avere soprattutto la funzione da un lato di indicare i contenuti inderogabili perché correlati ai principi come agli obblighi sovranazionali e, dall’altro, quella di capacitare la negoziazione tra i corpi sociali, le imprese e le persone. 
Una regolazione quindi non sostitutiva ma scatenatrice della vitalità sociale, dell¿adattamento reciproco, duttile e continuo che si realizza necessariamente in prossimità.

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Infografica dal Centro Studi Confindustria – Il digitale sostituirà l’uomo con le macchine?

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Il mio canto libero/ Onorare Biagi accettando la sua scomodità

Pubblicato su Bollettino ADAPT

Il rituale della pluralità di eventi attraverso i quali viene ricordato Marco Biagi, dopo diciassette anni, si è consolidato da un lato e continua a rinnovarsi dall’altro. La ragione di tanta vitalità postuma è rinvenibile nella originalità del metodo della sua ricerca e del merito di molte sue intuizioni. Comparatista fra moltissimi sciovinisti del diritto del lavoro, auspicava che l’Italia potesse così uscire dalle forti connotazioni ideologiche della sua vicenda politica e sociale per andare incontro ad un diritto europeo leggero quale pavimento inderogabile per duttili relazioni collettive sussidiarie, soprattutto di prossimità. Nel merito comprese per primo la fine della seconda rivoluzione industriale e con essa del lavoro omologato nelle produzioni seriali. Sono due elementi che lo rendono oggettivamente attuale e scomodo. Perché da noi il vecchio impianto ideologico del lavoro come condanna e, conseguentemente, delle tutele rigide e meramente difensive tende carsicamente a riproporsi ogniqualvolta il cambiamento suscita sentimenti di paura del futuro nella società. Per questo alcuni preferiscono ricordarlo solo per la vicenda della scorta negata, che pure avrebbe meritato una verità anche se non penalmente rilevante. Ed altri sono portati a collocarlo in una icona astrattamente metodologica così da evitare ogni confronto con la sua modernità. Eppure quanto scrisse nel Libro Bianco del 2001, e che segno’ la sua condanna a morte, è ancora lì a mettere in mora i protagonisti istituzionali e sociali delle politiche del lavoro. In particolare, se il mondo sta cambiando con progressione geometrica nel senso che si accentuano  le continue transizioni occupazionali e professionali, le tutele “bloccanti” rallentano l’evoluzione delle imprese e impoveriscono le competenze dei lavoratori. Non c’è santo che tenga. L’Italia deve imparare a fare bene ciò che ha sempre fatto male, la formazione, e reimparare a fare benissimo ciò che da tempo ha disimparato a fare, l’istruzione. Anche se significa mettere in discussione vecchi metodi e contenuti pedagogici scomodando corporazioni autoreferenziali. Onorarlo significa discutere quindi con sincerità delle sue straordinarie intuizioni anche se tuttora divisive.

Maurizio Sacconi

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La salute della persona nelle relazioni di lavoro – In ricordo di Marco Biagi a 17 anni dalla scomparsa

Pubblichiamo a seguire il video e i materiali del Convegno “La salute della persona nelle relazioni di lavoro. Convegno in ricordo di Marco Biagi a 17 anni dalla sua scomparsa” organizzato da ADAPT e che si è svolto ieri, 14 marzo 2019, a Roma nella Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva (presso il Senato della Repubblica).


L’intervento della Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati


La presentazione dell’intervento del prof. Francesco Violante, Presidente di SIML

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Grandi manovre sulle leggi del lavoro

pubblicato su Bollettino ADAPT

La prospettiva del voto europeo ha sollecitato una serie di iniziative di Governo e Parlamento a correzione delle vigenti leggi sul lavoro. In questo modo non solo non sono accolte le richieste di una moratoria legislativa in favore della più duttile fonte contrattuale ma si starebbe per produrre una riregolazione torrenziale. Il Consiglio dei Ministri ha approvato nei giorni scorsi “in copertina”  dieci disegni di legge delega che con il nobile obiettivo della semplificazione “quantitativa” abiliterebbero il governo a riscrivere le vigenti discipline in quasi tutte le materie, incluso il lavoro, attraverso codici o testi unici innovativi. Toccherà al Presidente della Repubblica vigilare sui principi e criteri di delega affinché siano tutelate le prerogative del Parlamento rispetto alla possibile consegna di poteri “in bianco” al Governo.

Presso la Commissione Lavoro del Senato sono stati poi incardinati i disegni di legge in materia di”salario minimo” che allo stato sembrano orientati più a tutelare i settori non coperti da contratti collettivi con minimi superiori a quelli da questi stabiliti che non a recepire la disciplina vigente negli altri Paesi europei ove si prevede un pavimento retributivo inderogabile per tutti, collocato tra il quaranta e il sessanta per cento del salario di fatto.

Il Sole 24 Ore ha infine rivelato i principali contenuti di un emendamento che verrà presentato al “decretone” ora all’esame della Camera con lo scopo di tutelare i riders ma destinato ad investire più generalmente il cuore del vecchio diritto del lavoro, ovvero il confine tra autonomia e subordinazione. Si stabilirebbe con esso che ogni collaborazione, qualunque sia la disciplina fiscale applicata, in quanto si realizza con prestazioni di lavoro genericamente organizzate dal committente, dovrà essere soggetta alle disposizioni del rapporto di lavoro subordinato. Tutte le prestazioni autonome sarebbero infatti riconducili alla nuova definizione sia per l’allargamento del campo di applicazione rispetto all’art.2 del dlgs 81/15, sia per il genericissimo inquadramento di esse nella organizzazione del committente. Requisito, questo ultimo,  che si rinviene in ogni attività lavorativa per terzi, anche in quella realizzata con le modalità più genuinamente decise dal solo collaboratore. Nel testo vigente sono infatti le modalità esecutive a dover essere “organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e ai luoghi di lavoro” perché si applichino le regole della subordinazione. Con la nuova formula  non si metterebbe formalmente in discussione la qualificazione della prestazione, che rimarrebbe autonoma, ma la si negherebbe attraverso le norme applicate. Ora da tempo è evidente la necessità di maggiori tutele per i lavoratori indipendenti, a partire dall’equo compenso delle singole prestazioni attraverso norme di legge ed accordi collettivi.  La soluzione di attrarli tutti, con la sola eccezione degli “ordinistici”e di poche altre categorie, nella dimensione della subordinazione avrà il prevalente effetto di ridurre l’occupazione e di incoraggiare il lavoro sommerso. È bene quindi che governo e parlamento, prima di adottare una norma generalizzata di questo tipo, riflettano sulla vasta gamma delle possibili collaborazioni per individuare tutele appropriate che non neghino il lavoro genuinamente indipendente ma siano coerenti con esso. Non tutte le prestazioni sono infatti riconducibili ad una paga oraria nel momento in cui lo stesso lavoro subordinato si può realizzare sempre più per obiettivi e remunerare, almeno in parte, in base ai risultati. Così come le disposizioni sulla salute e sicurezza meritano adattamenti ai casi in cui non è presente il vincolo spazio-temporale tanto nella subordinazione quanto nella autonomia.

Sarebbe bene quindi tornare a riflettere sulla intuizione di Marco Biagi a proposito di uno Statuto di tutti i lavori, tanto dipendenti quanto indipendenti, per rimodulare le tutele secondo un continuum che vada oltre la rigida separazione tra autonomia e subordinazione. Si tratta di guardare avanti al lavoro che cambia e non di tornare indietro ad un mercato del lavoro rigidamente segmentato.

Maurizio Sacconi

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La salute della persona nelle relazioni di lavoro: Convegno in ricordo di Marco Biagi

Per iscriversi si prega di compilare il seguente modulo online. Per informazioni scrivere a: eventi@adapt.it. Le opinioni e i contenuti espressi nell’ambito dell’iniziativa sono nell’esclusiva responsabilità dei proponenti e dei relatori e non sono riconducibili in alcun modo al Senato della Repubblica o a organi del Senato medesimo. L’accesso alla sala – con abbigliamento consono e, per gli uomini, obbligo di giacca e cravatta – è consentito fino al raggiungimento della capienza massima.
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In ricordo di Marco Biagi

Il mio canto libero/ La salute della persona nelle relazioni di lavoro a ricordo di Marco Biagi

pubblicato su Bollettino ADAPT

Entrati nel mese di marzo, ci avviciniamo agli eventi che da diciassette anni ricordano con il sacrificio di Marco Biagi le molte intuizioni che ne hanno fatto un raro giurista del lavoro aperto alla modernità e lontano dai frequenti approcci ideologici. In particolare, le associazioni Adapt e Amici di Marco Biagi presenteranno nel prossimo 14 marzo a Roma presso la Sala Capitolare del Senato un Rapporto su “La salute della persona nelle relazioni di lavoro”, redatto attraverso la collaborazione con la società scientifica di medicina del lavoro (SIML). Non uno studio sulla sola salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che pure merita approfondimenti in relazione ai grandi cambiamenti indotti dal salto tecnologico come il lavoro “agile”, ma una prima disamina delle molte opportunità che le relazioni di lavoro offrono per la salute delle persone e dei molti problemi irrisolti per coloro che, al di fuori del servizio sanitario nazionale, prestano attività di cura. La premessa di questa ricerca è nella doverosa considerazione, propria di Marco Biagi, del lavoratore come persona i cui bisogni meritano di essere sempre integralmente considerati. A partire dalla sua condizione di cittadino che deve essere tutelato dall’impatto ambientale delle produzioni secondo criteri certi e certamente applicati. D’altronde i differenziali di vita analizzati non derivano solo dalla prestazione lavorativa in se’  ma anche dagli stili comportamentali che quella può indurre oltre l’orario di attività. Lo stesso rapporto di lavoro non può peraltro ridursi al mero scambio tra prestazione e remunerazione perché investe un complesso di relazioni tra persone. Il documento ipotizza in conseguenza che, in presenza di malattie oncologiche, ingravescenti o croniche, la vita lavorativa possa continuare in quanto utile allo stesso percorso terapeutico. Vi si considera inoltre la sorveglianza sanitaria, che ogni anno riguarda oltre dieci milioni di lavoratori, affinché non si limiti ai formali adempimenti di legge ma costituisca opportunità per rafforzare le scelte prevenzionistiche a tutto campo, dagli screening agli stili di vita. Sono analizzati i contratti collettivi di ogni livello che potenziano il diritto del lavoratore a prestazioni integrative in materia di sanità e di assistenza attraverso fondi dedicati. E, infine, per quanto riguarda i prestatori di cura volontari e professionali si evidenziano soprattutto i profili della formazione e delle tutele anche al fine di produrre un mercato in cui domanda e offerta si incontrino efficientemente. Da quell’ormai lontano marzo del 2002 Marco Biagi viene così persistentemente evocato quale fonte inesauribile di soluzioni e di progetti dedicati alla vita buona di ciascuna persona, di tutte le persone.

Maurizio Sacconi

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Relazioni di Lavoro in Prossimità, CNEL, 27 febbraio 2019

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Uno, dieci, cento patti per il lavoro

Pubblicato su Bollettino ADAPT

Le aspettative di crescita per l’anno in corso continuano ad essere negative anche in ragione delle difficoltà istituzionali rispetto alle politiche anticicliche con particolare riguardo agli investimenti pubblici. Si carica in conseguenza sui corpi sociali la responsabilità sussidiaria di agire autonomamente per incoraggiare lo sviluppo e l’occupazione. La Confindustria ha proposto al sindacato un patto per il lavoro che tuttavia, nella dimensione nazionale, può rappresentare al più una cornice utile a sollecitare la ripresa della vitalità diffusa nei territori con modalità che non potranno che essere definite secondo le diverse condizioni di contesto. Ogni illusione centralistica si risolverebbe infatti in una inutile operazione burocratica. La ricerca della mera legittimazione reciproca concorrerebbe solo al declino della rappresentanza e alla sua emarginazione politica in una società già diffidente verso gli intermediari. Al contrario, la capacità dei sindacati e delle associazioni d’impresa locali di realizzare ovunque accordi tra loro – e tripartiti con le istituzioni – può rigenerare la voglia di intraprendere, di rischiare e di assumere attenuando le incertezze implicite in questa fase. Le parti contraenti possono concordare sulle spese da tagliare e sui livelli massimi di tassazione locale, o sulle infrastrutture da accelerare o sul ciclo dei rifiuti da organizzare o sulle azioni per l’occupabilita’ da produrre attraverso la collaborazione tra scuole, università e imprese o, ancora, sulla integrazione tra servizi sociali e sanitari. I sindacati dei dipendenti pubblici hanno molto da offrire alla efficienza di Regioni, comuni, Asl, municipalizzate ricevendone in cambio percorsi di rivalutazione professionale ed economica. E nelle aziende private un nuovo clima locale può generare intese che facciano lievitare investimenti tecnologici, salari e produttività anche attraverso l’adattamento condiviso delle regole stabilite da leggi e contratti nazionali. Un impegno più intenso deve riguardare le molte aree depresse nelle quali il risveglio richiede concessioni straordinarie da parte di tutti nel nome di obiettivi concordemente stabiliti e verificati. Non si tratta quindi di ripetere le formule fallimentari già sperimentate, soprattutto nel Mezzogiorno, perché fondate solo sulla comune rivendicazione verso lo Stato centrale o sulla distribuzione di risorse straordinarie. I contratti sono autenticamente utili se faticosi, ovvero se ciascuno dei contraenti rinuncia a una parte, o offre qualcosa, di se’ per produrre risultati da distribuire equamente. Non si aspettino insomma le soluzioni dall’alto ma si creino le condizioni dal basso per crescere.

Maurizio Sacconi

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