Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Manovra: governo contrario a emendamenti scioperi

Come era prevedibile il governo e la maggioranza hanno bocciato per ragioni di merito gli emendamenti sull’obbligo di comunicazione anticipata della adesione individuale e della revoca collettiva dello sciopero nei trasporti così da proteggere gli utenti dall’effetto annuncio. Gli emendamenti erano stati giudicati ammissibili e avrebbero alimentato le entrate tariffarie delle aziende di trasporto. Si conferma così la indisponibilità del governo a mettere ordine negli scioperi poco rappresentativi nonostante le dichiarazioni del ministro Delrio e dello stesso presidente Renzi. Così come il governo non protegge le grandi aziende della logistica distributiva dalle azioni illegali di minoranze sindacali. La sinistra, alla prova dei fatti, non è mai in grado di garantire ordine e sicurezza.

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Equo compenso: gli emendamenti e l’ordine del giorno presentati alla Camera

Le nuove regole sull’equo compenso per i professionisti, precedentemente pensate ed introdotte soltanto per gli avvocati, vengono ora ufficialmente estese a tutti, dopo l’approvazione definitiva del DL fiscale 148/2017 al Senato, ora all’esame della Camera per l’ultimo passaggio. La previsione del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2018 (art. 19-quaterdecies) estende inoltre le norme sull’equo compenso anche alle prestazioni rese nei confronti della Pubblica Amministrazione, stabilendo di fatto il divieto di predisporre bandi di gara con compensi minimi e fuori dai parametri. Non è che l’inizio di un percorso soprattutto per quanto riguarda atti applicativi e interpretativi che saranno utili. Risulta ancora aperto, tuttavia, il nodo dei riferimenti ai professionisti privi di parametri perché non regolati, in relazione ai quali può soccorrere la regolazione civilistica attraverso gli “usi” che il sistema camerale è in grado di rilevare. L’attuale passaggio alla Camera potrà costituire occasione per impegnare il governo a queste letture “naturali” senza le interpretazioni capziose di chi ha subito e mal digerito questo diritto generalizzato.

Gli emendamenti presentati alla Camera

L’ordine del giorno presentato alla Camera

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Pensioni: sistema disordinato che un senso non ce l’ha

Reputo un errore la opinabile segmentazione della società che emerge dal pacchetto pensioni del governo. Se è giusto distinguere come sempre si è fatto i lavori usuranti, sono discrezionali perché privi di elaborazione scientifica i lavori gravosi. Quale lavoratore non è portato a ritenere di avere avuto un lavoro stressante come una maestra d’asilo? In questo modo si accentuano le sperequazioni già prodotte dalle norme di favore per giornalisti, bancari, esodati ed altri. Sarebbe invece stato necessario introdurre il rallentamento dell’età di vecchiaia per tutte le donne adulte e, in prospettiva, caricare sullo Stato i contributi figurativi per comportamenti attivi ritenuti socialmente rilevanti come la procreazione, la cura degli altri, la formazione. Occorre insomma dare un senso alle cose e non accentuare un sistema disordinato che un senso non ce l’ha.

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ILO occupazione giovanile

ILO: azione energiche per far fronte alla debole ripresa del mercato del lavoro giovanile

La proporzione dei giovani tra i disoccupati a livello mondiale nel 2017 è stimata a oltre il 35 per cento secondo il rapporto dell’ILO sulle Tendenze globali dell’occupazione giovanile 2017. Nonostante il tasso di disoccupazione giovanile globale si sia stabilizzato al 13,0 per cento nel 2016, si prevede un leggero aumento al 13,1 cento per la fine di quest’anno. Il numero stimato di 70,9 milioni di giovani disoccupati nel 2017 rappresenta un importante miglioramento rispetto al picco di 76,7 milioni del 2009, ma il numero dovrebbe aumentare di ulteriori 200.000 nel 2018, raggiungendo un totale di 71,1 milioni.

Le tendenze dell’occupazione giovanile in Italia

Leggi una sintesi dell’intero rapporto

Leggi il comunicato stampa

 

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Istat Scenari macroeconomici

Pil, l’Istat stima +1,5% nel 2017

Secondo la nota dell’ISTAT sulle prospettive dell’economia italiana per il 2017-2018, il proseguimento della dinamica positiva del mercato del lavoro determinerebbe un aumento dell’occupazione sia nell’anno corrente (+1,2% in termini di unità di lavoro) sia nel 2018 (+1,1%) contribuendo ad una progressiva diminuzione del tasso di disoccupazione (rispettivamente 11,2% e 10,9% nei due anni). Nel 2017 si prevede un aumento del prodotto interno lordo (Pil) pari all’1,5% in termini reali. Il tasso di crescita è in accelerazione rispetto a quello registrato nel 2016 (+0,9%, Prospetto 1). Il miglioramento del Pil è atteso proseguire su ritmi analoghi anche nel 2018 (+1,4%). In entrambi gli anni la domanda interna al netto delle scorte contribuirebbe positivamente alla crescita del Pil per 1,5 punti percentuali; l’apporto della domanda estera netta sarebbe marginalmente negativo (-0,1 punti percentuali in entrambi gli anni) e la variazione delle scorte lievemente positiva nel 2017 (+0,1 punti percentuali) e nulla nell’anno successivo.

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Alle Sei Articolo 18

Ve lo dico alle sei/ Art. 18: contesa ridicola perché reintegrazione ancora possibile

A sinistra se la fanno e se la dicono. La contesa simbolica sull’art.18 è ridicola perché il jobs act non ha cancellato, come negli altri Paesi europei, la sanzione inderogabile della reintegrazione che si applica in alcuni casi estensivamente interpretati dalla giurisprudenza. Per altro verso, il vero strumento di tutela del posto di lavoro è oggi una vera formazione. Sintomatica è invece la difesa della reintegrazione da parte del M5S a conferma della sua definitiva collocazione a sinistra.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Pensioni: rallentare passaggio a 67 donne adulte

Il nodo delle pensioni si esalta nell’attesa del voto per cui trovano poco spazio le tesi riformiste. Il governo continua nella linea delle deroghe ai rigidi criteri della legge Fornero inventando, senza alcuna base scientifica, i lavori gravosi. Ma le deroghe a esodati, precoci, giornalisti, bancari ed altri sono già costate circa 20 miliardi e hanno diviso la società. Sarebbe più comprensibile un rallentamento del passaggio a 67 anni per tutte le donne adulte cui la riforma ha spostato in un sol colpo l’età di pensione quando già erano prossime all’età precedente. Come è noto le donne raramente raggiungono una età anticipata di pensione per anzianità contributiva perché hanno avuto percorsi lavorativi discontinui. Sarebbe poi opportuno favorire gli accordi e i versamenti volontari, come lo stesso recupero del periodo di laurea, per l’anticipo di pensione.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Equo compenso: ora interpretazione lineare e non capziosa

Non è che l’inizio, l’impegno continua. La norma è invero pasticciata e costruita sulla categoria degli avvocati che spesso subiscono convenzioni unilaterali redatte da contraenti forti. Ma il tema è generale ed ora si tratta di dare la lettura più semplice del secondo comma dell’articolo in cui si afferma il principio del divieto di clausole vessatorie per tutti i lavoratori autonomi, pena la loro nullità a solo vantaggio del prestatore. Lo stesso terzo comma, ad una lettura non contorta, appare impegnare le pubbliche amministrazioni a garantire l’effettività di quello che chiama “il principio dell’equo compenso”. Si presume per sé e per gli altri committenti perché il contrario sarebbe paradossale e discriminatorio. Aperto è il nodo dei riferimenti ai professionisti privi di parametri perché non regolati. Ma può soccorrere la regolazione civilistica attraverso gli “usi” che il sistema camerale è in grado di rilevare. Ora il passaggio alla Camera consentirà di impegnare il governo a queste letture “naturali” senza le interpretazioni capziose di chi ha subito e mal digerito questo diritto generalizzato.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Jobs act: due sinistre ugualmente vecchie.

La contrapposizione tra Renzi e Bersani sull’art. 18 è oggettivamente datata e irrilevante. È vecchia la sinistra che vuole ripristinare il testo precedente al jobs act ma è vecchia anche la sinistra che ne difende la nuova versione. Sono infatti entrambe lontane dal pacchetto Macron che per incoraggiare le assunzioni riduce addirittura l’indennizzo del licenziamento illegittimo. Mentre noi, unico Paese europeo, conserviamo anche con il jobs act la reintegrazione come sanzione possibile e non convertibile. A ciò si aggiunga che la tutela vera del lavoro è oggi garantita dalle competenze per cui contano la buona istruzione e la buona formazione. Ma tutte e due le sinistre difendono i docenti e non gli studenti come dimostrano le stabilizzazioni di massa a prescindere dalle esigenze educative, i percorsi universitari costruiti sulle cattedre da aggiungere, i progetti formativi autoreferenziali di molti enti regionali.

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Decreto fiscale

Decreto fiscale: la dichiarazione in dissenso di Maurizio Sacconi

Pubblichiamo a seguire la dichiarazione di voto in dissenso dal gruppo sulla fiducia al decreto fiscale (AS 2942) rilasciata da Maurizio Sacconi nella seduta d’Aula del Senato di oggi. 

Signor Presidente,

Care colleghe e cari colleghi,

in usuale dissenso dal gruppo che mi ospita, dichiaro che non parteciperò al voto di fiducia. Questo provvedimento contiene cose dannose, cose inutili e cose utili. Ed è proprio una di queste ultime ad indurmi a rinunciare ad esprimere un voto contrario. Mi riferisco all’introduzione dell’equo compenso delle prestazioni professionali che costituisce un principio fondamentale la cui affermazione è tanto più rilevante quanto più forte è la propensione in atto a svilire il lavoro al punto da pretenderne spesso la gratuità. È un ulteriore passo nella direzione dello Statuto dei lavori progettato da Marco Biagi e dedicato a garantire tutele fondamentali a tutti i lavori tanto dipendenti quanto indipendenti. Esso assorbe il contenuto principale del mio disegno di legge ora all’esame della competente Commissione di questa Camera, anche se non dovrà esserne dimenticata la parte dedicata ai tempi certi di prescrizione della responsabilità civile dei professionisti. Come tutte le vittorie ha molti padri, anche se fino all’altro ieri erano non pochi coloro che si ingegnavano a ipotizzare il vincolo dell’equo compenso solo per le amministrazioni pubbliche, a distinguere alcune professioni dalle altre o, addirittura, a proporre un salario minimo orario per opere che si misurano a risultato. Sono quindi soddisfatto della decisione di applicarlo a tutti i committenti come a tutti i professionisti, perché i principi non tollerano deroghe e perché obiettivo implicito rimane la tutela dei consumatori dalle prestazioni scadenti. Ora un atto interpretativo dovrà concorrere a dare definizione certa delle clausole vessatorie destinate a nullità, così come potrà individuare negli usi rilevabili dal sistema camerale il necessario riferimento per le professioni non regolate. Il lavoro insomma non è una merce e con questa norma abbiamo concorso a darvi dignità.

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