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Ve lo dico alle sei/ Terremoto: tragedia induca piano investimenti e occupazione

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Anche il nostro sito si unisce all’immenso dolore di quanti hanno perduto familiari o amici nella tragedia del nuovo sisma. Esso potrebbe peraltro rappresentare l’opportunità per una più forte consapevolezza sulla necessità di un grande programma di prevenzione attraverso la diffusa rigenerazione del nostro patrimonio immobiliare. Sino ad ora abbiamo invocato la flessibilità europea di bilancio per incrementare la spesa corrente. Ora dobbiamo collegarla agli investimenti per la sicurezza idrogeologica, per l’edilizia orientata alla riqualificazione di case e uffici nonche’ per le infrastrutture. Si ripropone ovviamente il nodo della velocità dell’azione pubblica e non solo nelle aree terremotate. Come la necessità di una fiscalità di forte vantaggio per le azioni positive sugli immobili. Da tempo insistiamo a dire su queste pagine che la crescita e l’occupazione trarrebbero una spinta significativa dalla ripresa del settore delle costruzioni e delle opere pubbliche.

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Immobili tassazione immobiliare

Immobili: pagheremo 11,4 mld in più rispetto al 2011

Dopo il livello record raggiunto nel 2015 (52,3 miliardi di euro), il gettito complessivo sugli immobili in Italia dovrebbe ridursi per quest’anno a 49,1 miliardi con una flessione quantificabile nel 6,1 per cento. La pressione fiscale risulterà a fine anno comunque ancora ben lontana dai livelli del 2011, rispetto ai quali l’incremento risulta di 11,4 miliardi su base annua, segnando in termini relativi un corposo più 30,2 per cento. Lo rileva una ricerca del Centro Studi ImpresaLavoro ripresa anche da un’articolo di Panorama.

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AMB va in vacanza. Buona estate a tutti

Da oggi e per qualche giorno il blog della Associazione amici di Marco Biagi va in vacanza. Appuntamento alla ripresa. Una buona estate a tutti.

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Ve lo dico alle sei/ ISTAT: prendere via liberale contro stagnazione

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L’Istituto di statistica conferma la percezione di una stagnazione probabilmente combinata con una contemporanea deflazione. Con il peggioramento dell’economia crescono debito e pressione fiscale. Ne consegue uno stretto margine di manovra nella legge di stabilità che dovrà essere concentrato sulla produzione di ricchezza, ben prima che sulla distribuzione di ciò che allo stato è ben poco in termini incrementali nell’anno in corso. Occorre agire sulla maggiore produttività del lavoro e sulla minore oppressione fiscale e regolatoria per attrarre investimenti. E favorire contratti collettivi di tipo nuovo, come propone Federmeccanica, per far crescere salari, consumi ed efficienza. Occorre insomma prendere con decisione e senza ambiguità la via liberale.

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Ve lo dico alle sei/ PA: salvare autonomia della dirigenza

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Siamo proprio così sicuri, come scrive molta informazione superficiale, che a proposito della dirigenza pubblica sia in atto un braccio di ferro tra coloro che difendono una rendita di posizione e coloro che vogliono rimuoverla? La autonomia della dirigenza pubblica e’ un valore quanto la sua professionalità. E i meccanismi individuati sembrano indicare una probabile subalternità del dirigente all’organo politico con l’aggravante che conserva, in ragione della firma, la responsabilità contabile sugli atti. Omologhiamo allora in tutto e per tutto, con l’eccezione delle amministrazioni d’ordine, lavoro pubblico e privato, articolo 18 compreso. Ma per scelte coerenti serve la declinazione della visione della nuova PA. Per noi si deve ripartire dal dlgs 29/93 e disegnare compiutamente amministrazioni riorientate dagli atti ai fatti, dai procedimenti ai risultati.

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Smart working, Bentivogli: “Anche il sindacato cambierà pelle”

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Il segretario generale della Fim Cisl: “Non si fanno sconti sui diritti, ma servono nuovi parametri. Spazio importante per la contrattazione collettiva. Il lavoratore diventerà uno stakeholder dell’impresa. E se gli chiediamo di formarsi, dovranno farlo anche i sindacalisti”
di Antonello Salerno (da Cor.Com)

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Ve lo dico alle sei/ PA: no clausola sociale per partecipate e indipendenza dirigenti

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I decreti di riforma delle Pubbliche Amministrazioni si possono determinare entro ampi margini nei quali possono collocarsi le soluzioni migliori come quelle peggiori. Così le disposizioni sulle società partecipate produrranno la loro razionalizzazione e l’efficienza dei relativi servizi se sarà superato il vincolo della clausola sociale nelle gare di concessione in modo da rimettere in discussione i contratti di lavoro collusivi realizzati in danno degli utenti. Ancora poco tempo fa questo governo ha finanziato un oneroso contratto centralizzato del trasporto pubblico locale nonostante tutte o quasi le aziende siano fallite. Per quanto riguarda la dirigenza si pone invece una scelta chiara: se la si vuole dipendente dalla funzione politica a quest’ultima deve tornare la firma conclusiva degli atti. In alternativa, la conferma della separazione tra indirizzo politico e attuazione amministrativa implica il rispetto dell’autonomia dei dirigenti e la loro valutazione con caratteri di oggettività e terzietà.

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Ve lo dico alle sei/ L. Stabilità, shock fiscale per salari di produttività

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In presenza di prospettive negative per la crescita dell’economia, il Governo ha il dovere di utilizzare la flessibilità consentita dalla Commissione Europea per alcuni stimoli forti alla ripresa. La detassazione del salario di produttività, in particolare, deve essere senza limiti almeno per la attuale platea di beneficiari. Le mezze misure non determinerebbero infatti quel deciso impulso ai contratti aziendali e, in essi, al collegamento tra gli incrementi retributivi e la maggiore efficienza. Con uno shock fiscale daremo invece luogo ad una nuova stagione di relazioni industriali quale la commissione Giugni auspicava già nel 1997. E con essa ad una crescita della massa salariale coerente con la maggiore produttività e tale da spingere i consumi. L’alternativa dei vecchi contratti in un tempo di deflazione significa, al contrario, solo la prosecuzione del rattrappimento dei salari e della produttività.

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Ve lo dico alle sei/ Governo, priorità a politiche di crescita in legge stabilità

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“Mentre si alza progressivamente il livello dello scontro referendario al punto per cui già possiamo dire che “comunque vada sarà un insuccesso”, minore appare l’attenzione nei confronti delle politiche per la crescita. La legge di stabilità dovrebbe infatti garantire la ripresa dei consumi interni e degli investimenti pubblici nel momento in cui si contrae la domanda estera e la stessa incertezza sui futuri assetti politici non incoraggia ad investire. Si discuta quindi se e come alzare il livello della produttività del lavoro incentivando i salari variabili e quindi un marcato spostamento della contrattazione nella dimensione aziendale. Si discuta dei modi di accelerare la spesa per investimenti infrastrutturali. Si evitino ancora spese correnti congiunturali che in quanto tali non incoraggiano la propensione a consumare e non aiutano a ricostruire il circuito della fiducia tra società e istituzioni.

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Smart Working. Adapt: “Approvare in tempi brevi il ddl per partire con i contratti collettivi”

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Il presidente dell’associazione Adapt: “Approvare in tempi brevi il ddl per partire con i contratti collettivi. Altrimenti la norma nascerà già vecchia”

di Antonello Salerno tratto da Cor.Com

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Ve lo dico alle sei/ ISTAT, in legge stabilità ridurre costo lavoro e detassare salari di produttività

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Il calo della produzione su base congiunturale conferma l’insufficienza degli stimoli alla crescita dell’economia con particolare riguardo alla ripresa della domanda interna di consumi e investimenti. La legge di stabilità deve quindi orientarsi prioritariamente alla produzione di ricchezza prima di incrementare ulteriormente la spesa corrente improduttiva. A questo proposito sarebbe essenziale sostituire gli incentivi straordinari all’occupazione, che poco in proporzione hanno reso, con la riduzione strutturale del costo indiretto del lavoro per quelle voci sproporzionate rispetto alle prestazioni come le tariffe INAIL o i contributi per malattia. E detassare altrettanto strutturalmente il salario di produttività, senza tetto alcuno almeno per la platea di operai e impiegati.

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