Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Governo: evidente problema rallentamento esecuzione opere

Di fronte alla ennesima polemica di giornata e all’ennesimo dietrofront del Governo rispetto alle proprie stesse convinzioni, diventa legittimo chiedere se non vi sia effettivamente un problema di allungamento dei tempi di attuazione delle opere pubbliche. Infatti, per il settimo anno consecutivo si registra una contrazione degli investimenti pubblici nonostante siano largamente riconosciuti quale fondamentale volano della ripresa alla luce del fatto che la stessa riduzione del prelievo fiscale non si tradurrebbe automaticamente in un incremento degli investimenti privati nell’attuale clima di sfiducia. I governi hanno tuttavia peggiorato la composizione della spesa favorendo massivamente quella di parte corrente. Ed hanno ritenuto di contrastare la corruzione con l’appesantimento delle procedure. I risultati sono evidenti. Il buongoverno deve saper coniugare la prevenzione della corruzione con la velocità di esecuzione delle opere.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Lavoro: rispetto per tesi M5S anche se non nuove

Lavorare meno a parità di salario, libertà relativa dell’età di pensione, più potere diretto ai lavoratori nelle imprese sono in estrema sintesi i temi proposti dal Movimento 5 Stelle che hanno ottenuto il consenso della loro comunità in rete. Sono suggestioni che meritano rispetto se non altro perché ipotizzate da un movimento che gode di un significativo consenso. Esse tuttavia non sono originali perché appartengono al bagaglio culturale di componenti della sinistra degli anni ’70, quando si determinarono la diffusa illusione di uno sviluppo infinito e la convinzione di una migliore distribuzione della ricchezza crescente. Poi vennero gli shock petroliferi e fu necessario liberare le imprese ed il lavoro per avere la crescita degli anni Ottanta. Oggi vengono ripresentate in un contesto nel quale molti si sono rassegnati al declino delle economie occidentali per cui aspirano solo ad una ripartizione più equa della minore ricchezza. È però probabile che in questo modo si accentui il circolo vizioso del regresso a causa della minore produttività e della maggiore spesa pubblica. E così vi sia sempre meno da distribuire. Ben venga in ogni modo il confronto delle idee in luogo delle invettive e delle battute che in ogni area politica hanno caratterizzato gli anni più recenti. Riavvicineremmo molti all’impegno pubblico.

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DEF 2017 Economia Istat

Def 2017: la memoria dell’audizione ISTAT

Segnaliamo a seguire l’audizione del Dott. Roberto Monducci, Direttore del Dipartimento per la Produzione Statistica dell’ISTAT, tenutasi nella giornata di ieri dinanzi alla Commissioni Bilancio Congiunte di Camera e Senato sul Documento di Economia e Finanza 2017. In questa audizione sono stati illustrati dapprima gli andamenti del ciclo economico internazionale e l’evoluzione recente dell’attività economica nel nostro Paese. Successivamente, è stato presentato il quadro degli obiettivi di finanza pubblica così come emerge dal  DEF e sono state proposte, infine, alcune valutazioni sul tema degli investimenti e del lavoro giovanile, temi trattati nel ‘Programma Nazionale di Riforma’.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Voucher: voto contro ricordando Craxi

Signor Presidente, care colleghe e cari colleghi!

Non concorrerò, in dissenso dal gruppo che mi ospita, ad approvare questo decreto che rappresenta una scelta di fuga rispetto alla sfida referendaria dei conservatori, un atto di sfiducia nei confronti della maturità della nazione, una palese contraddizione con l’intuizione di Marco Biagi e con lo stesso jobs act. Per quel che vale, la negazione di molte delle mie esperienze. Ho bene impresso nella mia memoria il referendum sul quesito ben più insidioso con il quale si chiedeva agli italiani nel 1985 se volessero oltre 300 mila lire in più nella busta paga. L’allora presidente del consiglio, Bettino Craxi, confidò che una campagna di verità avrebbe svelato l’illusione ottica della spirale inflazionistica. Così fu e ne vennero anni di sviluppo e di modernizzazione dell’Italia. Ricordo nondimeno quando Marco Biagi mi convinse ad introdurre la prima sperimentazione di buoni prepagati per facilitare l’emersione di molti spezzoni lavorativi. Lo guidava un principio di realtà che combinava con quello della tutela di ogni lavoro, anche il più corto, imprevisto ed occasionale. Ora dovremo porre rimedio al vuoto che si produce con rapidità. Incombono la stagionalità turistica ed agricola come le legittime aspettative di studenti, pensionati, cassintegrati, madri di famiglia. E la soluzione dovrà essere semplice quanto i buoni. Per questa ragione ho depositato un disegno di legge firmato con colleghi di maggioranza e di opposizione dedicato a definire il Lavoro Breve e la sua agevole regolarizzazione accanto alla liberalizzazione del lavoro intermittente. Ne dovremo parlare molto presto. Ma ancor più, dovremo riprendere il filo delle vere priorità del lavoro nella quarta rivoluzione industriale, dall’adeguamento delle competenze all’incremento della produttività, affinché le macchine non sostituiscano le persone in una società senza lavoro.

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Appalti lavoro intermittente voucher

Il ddl Sacconi su lavoro breve, intermittente e responsabilità solidale appalti

Il totale accoglimento, con un provvedimento di necessità ed urgenza finalizzato ad evitare la consultazione referendaria, delle abrogazioni proposte dai quesiti in materia di buoni per lavori occasionali e di responsabilità solidale negli appalti impone al legislatore una più meditata regolazione. In particolare, la abrogazione di tutte le disposizioni relative ai buoni prepagati ha lasciato un vuoto che deve essere tempestivamente riempito con una strumentazione analogamente semplice e conveniente ai fini della regolarizzazione degli spezzoni lavorativi altrimenti condannati alla sommersione. Si propongono due vie complementari per la agevole regolarizzazione delle prestazioni occasionali, il Lavoro Breve e il Lavoro Intermittente “liberalizzato”, prevalendo la convenienza del secondo nel caso di lavori saltuari ma ricorrenti con gli stessi prestatori, soprattutto se in misura maggiore a quella consentita per il lavoro breve.

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Audizioni DEF Istat Mercato del lavoro

Def: Istat, mercato lavoro ancora sfavorevole per fascia età 25-34 anni

I dati Istat segnalano “una situazione del mercato del lavoro ancora sfavorevole per la fascia di età 25-34 anni”. Lo rileva il direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istat, Roberto Morducci, nella audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio di Senato e Camera. L’Istat ha confrontato per questa classe di età “i tassi di permanenza e transizioni osservati tra il quarto trimestre 2015 e il quarto trimestre 2016 con quelli degli analoghi periodi dei due anni precedenti”. Da questa analisi risulta che “il 21,2% dei 25-34enni disoccupati nel quarto trimestre del 2015 è occupato un anno dopo, il 43,8% risulta ancora disoccupato e il 35% inattivo. La quota di giovani che ha trovato lavoro nel periodo è più bassa sia rispetto a quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente (27,9%) sia di due anni prima (24,4%)”.

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Industria 4.0 Selezione Stampa

Oltre i robot, un mondo che cambia

Riportiamo a seguire l’articolo di Francesco Seghezzi, Responsabile comunicazione e relazioni esterne di Adapt, pubblicato su Il Foglio il 16 aprile 2017.

È ormai chiaro che un nuovo spettro si aggira per il mondo e non solo. Non si tratta del comunismo, ma dell’algoritmo, e più in generale della tecnologia e delle sue conseguenze sul mondo del lavoro. C’è poco di nuovo in questo incubo contemporaneo, tanto che si potrebbero riempire manuali analizzando le teorie a riguardo elaborate negli anni dagli economisti. Come spesso accade il tema sta generando uno scontro dialettico tra le posizioni di chi vede imminente la fine del lavoro e chi vede nella tecnologia una possibilità di rinascita, se non di liberazione dell’uomo dal lavoro e dal suo peso. Un dibattito che, in assenza della possibilità di effettuare previsioni serie e realistiche per il futuro, non fa che essere alimentato giorno dopo giorno da pubblicazioni e report più o meno fondati metodologicamente, in cui spesso vengono prese in considerazione le brevi conclusioni più che i contenuti. Da un lato coloro che cercano di calcolare quali e quanti posti di lavoro si perderanno, dall’altro chi sostiene, quasi fideisticamente, che l’aumento complessivo di posti di lavoro avvenuto dopo ogni rivoluzione tecnologica non mancherà di arrivare anche in questo caso. Il limite del dibattito però sembra essere nel fatto che mentre si combatte la guerra dei numeri, dell’allarmismo o dell’ottimismo i processi socio-economici non si fermano. E soprattutto non si fermerebbero neanche se si pensasse di aver una risposta definitiva sulle previsioni.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Voucher: domani presentazione ddl lavoro breve

Domani, in occasione della definitiva approvazione del decreto con cui sono stati cancellati i voucher, presenteremo alle 13, attraverso un veloce “Punto Stampa”, il disegno di legge di regolazione del lavoro breve. Con i colleghi Berger (Svp) e Serafini (FI) ho infatti elaborato una proposta sostitutiva dei buoni prepagati in modo da favorire una agevole regolarizzazione di tutti gli spezzoni lavorativi. Il testo definisce con certezza il Lavoro Breve e lo sottopone a modalità di gestione semplici e convenienti. Il Ddl sarà abbinato alla proposta già annunciata dallo stesso governo che, farisaicamente, dopo avere accolto la tesi della Cgil e fatto decadere il referendum, vorrà riempire il vuoto prodottosi. Ma, ove volesse sottoporre ogni lavoro breve alle procedure ordinarie di un contratto di lavoro, il risultato sarebbe ancora la sommersione. Dalla comunicazione preventiva di almeno 24 ore al libro unico del lavoro, dalla trasmissione dell’Uniemens al modulo F 24, dal cud per la dichiarazione dei redditi agli obblighi formativi in materia di sicurezza, e’ difficile immaginare la regolarizzazione con modalità ordinarie del cameriere straordinario per tre ore di lavoro. Nello stesso ddl sarà infine circoscritta la responsabilità solidale del committente verso i lavoratori dell’appaltatore perché sia messo in condizione di controllare la documentazione relativa e, ove impedito, non ritenuto responsabile per ragioni meramente oggettive.

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Lavoro

Perché critico le tesi dei 5 Stelle sul lavoro escogitate da Giorgio Cremaschi

Il secondo quesito lavoristico proposto dal Movimento 5 Stelle assume quale presupposto che l’impresa debba essere necessariamente un luogo di democrazia universale. Se è ben vero che una fondamentale convenzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro impegna ogni Paese a garantire la libera organizzazione sindacale e la libera contrattazione collettiva, ciò non significa obbligare ogni comunità di lavoro a dotarsi di rappresentanze unitarie fondate sul voto universale. Proprio il principio di libertà ammette che molte aziende non siano “unionizzate” e quello del pluralismo sindacale consente a ciascuna associazione di regolarsi con modalità proprie e quindi non necessariamente condivise con le altre. Il vincolo della firma del contratto per l’agibilità sindacale fu la conseguenza sciocca di un referendum voluto proprio dall’organizzazione di Cremaschi cui la Consulta ha posto rimedio. D’altronde, nella contrattazione le parti sono libere di individuare soluzioni condivise o di dissentire. La regola essenziale riguarda l’auspicabile convergenza degli interessi sostenuta dai “rapporti di forza” verificabili in ogni circostanza. Lo Stato insomma si limiti a poche, leggere, norme di sostegno e non pretenda di attrarre nella dimensione pubblicistica anche le libere associazioni di tutela e rappresentanza. Troppe situazioni in Italia sono instabili per il contenzioso temerario che generano e i lunghi tempi di attesa di giudizi spesso imponderabili. Evitiamo di condurre in questo ambito anche gli accordi sindacali minando quel po’ di concordia che ancora si genera nella nazione.

Maurizio Sacconi

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ ISTAT fotografa Italia rattrappita

L’Istat fotografa una nazione rattrappita. Se consideriamo in particolare gli indici demografici, il tasso di occupazione, la produttività del lavoro, constatiamo come l’Italia sia diventata ben poco vitale. Il Paese è intrappolato nel circolo vizioso della sfiducia alimentata da uno Stato pesante e inefficiente che molto pretende ma poco restituisce. Solo una politica cristiana e liberale può risvegliare una diffusa attitudine a generare e a produrre in un contesto più favorevole. Avere fiducia nel popolo significa anche promettere meno Stato e così legittimare la speranza di meno tasse.

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Licenziamenti Selezione Stampa

Fatto (in)sussistente, alla giurisprudenza l’onere della chiarezza

La riforma dei licenziamenti individuali ha comportato notevoli incertezza sulla opzione tra reintegrazione e indennità. Giurisprudenza e dottrina hanno avuto inizialmente difficoltà a concepire che un atto unilaterale invalido potesse provocare una condanna meramente indennitaria e non il ripristino dello stato originario mediante la prosecuzione del rapporto di lavoro ma sembra esserci un cambio di rotta. Pubblichiamo a seguire l’articolo di Raffaele De Luca Tamajo pubblicato oggi su Il Sole 24 Ore.

La riforma dei licenziamenti individuali (legge 92/2012 e decreto legislativo 23/2015) è stata portata a temine senza eccessivi conflitti sociali, ma ha innescato notevoli incertezze applicative. Il faticoso compromesso politico alla base ha introdotto un delicato spartiacque tra la sanzione reintegratoria e quella meramente indennitaria del licenziamento illegittimo, spartiacque imperniato sulla controversa nozione del “fatto (in)sussistente”.

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