Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ MPS: massima condivisione delle soluzioni

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Il confronto sulla crisi politica e istituzionale aperta dal voto referendario deve necessariamente intrecciarsi con quello sui modi con cui garantire la stabilità bancaria e finanziaria. Siamo infatti immersi in una vera e propria emergenza sistemica che riguarda il salvataggio del Montepaschi e non solo. Ed è evidente che le soluzioni di mercato sarebbero preferibili agli interventi dello Stato. È troppo parlare di responsabilità repubblicana al riguardo? Chiedere a ciascuna parte politica che ne pensi circa le soluzioni e a quale grado di condivisione sia disponibile? Da queste considerazioni discende anche la convinzione per cui non si possono governare stagioni straordinarie come questa con l’ostilita dei due terzi della società anche se si hanno maggioranze parlamentari. Qui è morta la seconda repubblica e con essa l’idea che in nome della stabilità politica, grazie a premi elettorali smodati, minoranze organizzate siano legittimate a governare perché, se non mobilitano la società, non sono in grado di produrre un tempo nuovo della crescita.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ OCSE: disastro educativo spiega basse conoscenze giovani italiani

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Il periodico rapporto PISA dell’Ocse sulle conoscenze dei giovani nei Paesi industrializzati disegna il disastro educativo italiano fatto di molte ore di apprendimento e di ben pochi risultati. Esso è largamente imputabile al corporativismo rivestito da ideologismo, proprio della sinistra politica e sindacale. Lo stesso progetto di “buona scuola” si è tradotto in una stabilizzazione di massa a prescindere dalla verifica delle competenze necessarie e delle abilità provate. I meccanismi di valutazione sono ancora rifiutati e gli scatti di anzianità rimangono il simbolo del salario “premiale”. Tutto ciò ora è ancor più colpevole perché gli straordinari cambiamenti indotti dalle nuove tecnologie imporrebbero investimenti efficaci nelle attività educative e formative in situazione di “compito” al fine di rafforzare la occupabilita’ delle persone.

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Dati OCSE Istruzione

Ocse-Pisa, Italia al palo: studiamo più degli altri ma andiamo peggio a scuola

ocseAnche dall’ultimo rapporto Ocse-Pisa sulle competenze dei quindicenni di mezzo mondo nelle scienze, in lettura e in matematica (540 mila studenti di 72 diversi Paesi ed economie), l’Italia esce con le ossa rotte nel confronto non tanto e non solo con le solite tigri asiatiche che svettano a distanze siderali (Singapore in testa con 556 punti contro i 481 dei nostri ragazzi), ma anche con i nostri vicini di casa europei e, al di là dell’Oceano, pure con gli Stati Uniti e soprattutto il Canada, al quinto posto in assoluto con i suoi 528 punti, dietro a Giappone, Estonia e Finlandia. Mentre nella penultima edizione, incentrata sulla matematica, avevamo recuperato parecchie posizioni, in questa che era puntata sulle scienze (e per la prima volta è stata eseguita dai ragazzi al computer), fatichiamo a restare a galla. Gli studenti italiani di seconda superiore sono staccati di parecchie leghe da inglesi, tedeschi e francesi, sorpassati da spagnoli e portoghesi: solo la Grecia ci salva dall’umiliazione della maglia nera. E le beffa è che studiamo molto più degli altri: 50 ore in media (fra scuola e soprattutto compiti a casa quando non ripetizioni private) contro le 36 ore dei finlandesi dei miracoli e le 41 degli sgobboni giapponesi. E nonostante ciò andiamo molto peggio degli altri.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Referendum, tocca al Presidente della Repubblica evitare ulteriore separazione tra comunità e istituzioni

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Il voto referendario ha espresso non solo la negazione della riforma costituzionale ma ancor più una domanda di inclusione e di rappresentanza di larghe aree della società italiana. Per questa ragione esso è paragonabile, anche se in termini speculari, al referendum promosso da Mario Segni con il quale si concluse la prima stagione repubblicana. Ora la ricomposizione tra la comunità nazionale e le sue istituzioni può realizzarsi solo allargando l’offerta politica nei termini consentiti da regole tendenzialmente proporzionali. Sarebbe quindi terribilmente assurda una prospettiva per cui, grazie a regole elettorali di mera fonte giurisprudenziale, una minoranza organizzata dovesse imporsi sulla grande maggioranza disorganizzata degli italiani. Con l’aggravante, magari, di meccanismi ancor più escludenti come la predisposizione di liste secondo criteri di pulizia etnica interna ai partiti. L’accelerazione elettorale pertanto non solo prescinde dalla emergenza della instabilità bancaria che richiede decisioni tempestive e largamente condivise, ma predispone una ulteriore “ordalia” politica destinata a compromettere anche la prossima legislatura. Tocca al Presidente della Repubblica evitare questa deriva con la capacità istituzionale e politica che altri, in simili circostanze, hanno già saputo esercitare.

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Istat

ISTAT, oltre un italiano su quattro a rischio povertà

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La fotografia presentata oggi dall’Istat mostra un’Italia con qualche luce e molte ombre: con oltre 1 italiano su 4 a rischio povertà, soprattutto nelle famiglie numerose e al Sud, un reddito medio che torna stabile dopo 5 anni e una diseguaglianza tra le “buste paga” tra le maggiori d’Europa.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Referendum, ora accordo Stato-Regioni per assegno ricollocazione e apprendistato

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La bocciatura della riforma costituzionale, dal punto di vista delle politiche del lavoro, determina la conservazione in capo alle Regioni delle azioni di accompagnamento ad una occupazione degli inoccupati e dei disoccupati. La stessa Anpal era stata disegnata nella prospettiva a breve dell’ accentramento di queste funzioni. In realtà, sarebbero comunque rimaste alle Regioni le capacità nella materia della formazione che rappresenta il vero strumento per un collocamento mirato. Inoltre, almeno in via teorica, si conviene oggi che il vero istituto per dare efficacia alle politiche attive sia l’assegno di ricollocazione, affidato a chi cerca lavoro affinché scelga liberamente da quale centro di servizio farsi assistere. A questo punto servirebbe un forte accordo Stato-Regioni per condividere lo spostamento diffuso della spesa dalla offerta alla domanda, per dare una tecnostruttura unitaria e non federale alle politiche attive, per potenziare e semplificare l’apprendistato.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Banche: necessaria unità politica.

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La fragilità bancaria italiana non c’entra con il referendum. Essa trae origine da specifiche gestioni aziendali, dalla crisi e da un quadro regolatorio sovranazionale ed europeo che penalizza gli investimenti, e le conseguenti sofferenze, nella economia “reale” mentre giustifica più generosamente quelli nelle attività finanziarie. Asimmetrie determinate dal differente peso politico degli Stati di riferimento delle banche. La speculazione e’ da tempo all’opera sui nostri titoli. Da domani, chiusa comunque la pagina elettorale, il buon senso vorrebbe una specifica attenzione a questo primario elemento della stabilità nazionale affinché si determini subito un clima di dialogo, di condivisione, di solidarietà nazionale se necessario. Tocca al Governo la prima mossa e, ove ci sia, alle opposizioni verificarne la sincerità.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Referendum, impegno comune per stabilità con ogni esito

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Dopo una campagna referendaria così divisiva ed in presenza di pericoli per la stabilità bancaria e finanziaria con qualunque esito, proprio oggi sarebbe utile un comune impegno di tutte le aree politiche. L’instabilità è infatti implicita nelle fragilità che si sono evidenziate nel nostro sistema e sulle quali le centrali della speculazione internazionale potrebbero agire. Esse potrebbero fare leva sulla oggettiva divisione della nazione a prescindere dal risultato referendario. La manifestazione di un comune spirito repubblicano e davvero “sovranista” contro queste minacce nobiliterebbe tutti i contendenti ed aiuterebbe il nostro comune destino.

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Legge di bilancio 2017 Pensioni

Legge di bilancio 2017: i canali di pensionamento con requisiti ridotti

disuguaglianzaSul sito dell’Ufficio parlamentare di bilancio è stata pubblicata una mappa dei canali di pensionamento con requisiti ridotti previsti dal DDL di bilancio per il 2017. Dopo le modifiche apportate dalla Camera dei deputati, il disegno di legge di bilancio per il 2017 contiene sei misure per favorire l’accesso al pensionamento con requisiti ridotti rispetto a quelli fissati dalla riforma “Fornero” del 2011 (si veda il Rapporto sulla politica di bilancio 2017): l’APE sociale, l’anticipo per i lavoratori precoci, l’anticipo per i lavoratori con periodi di carriere in attività usuranti, l’ottava salvaguardia, l’ampliamento (seppur limitato) dell’”Opzione donna” e il rifinanziamento per gli anni 2017-2021 dei pensionamenti di vecchiaia anticipata per i giornalisti dipendenti da aziende in ristrutturazione/riorganizzazione.

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Rapporto CENSIS

Censis: 50esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese

“Nell’ultimo anno l’allarme demografico ha raggiunto il suo apice e senza gli stranieri il rischio è il declino”: lo evidenzia il Censis, nel 50esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, anno 2016. Infatti – avverte il Censis – diminuisce la popolazione (nel 2015 le nascite sono state 485.780, il minimo storico dall’Unità d’Italia a oggi), la fecondità si è ridotta a 1,35 figli per donna, gli anziani rappresentano il 22% della popolazione e i minori il 16,5%. Quindi “senza giovani né bambini, il nostro viene percepito come un Paese senza futuro”. E “lo testimonia anche il boom delle cancellazioni dall’anagrafe di italiani trasferitisi all’estero, che nel 2015 sono stati 102.259: una cifra praticamente raddoppiata negli ultimi quattro anni e che ha avuto una crescita del 15,1% solo nell’ultimo anno”.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Pubblico impiego: intesa a due facce

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L’intesa tra governo e organizzazioni sindacali sulla ripresa della contrattazione per il lavoro pubblico ha due facce. Quella immediata di una distribuzione tradizionale degli incrementi retributivi dopo i lunghi anni della moratoria, che comprende anche la riproposizione di ridicoli incentivi alla mera “presenza”. Per fortuna viene tuttavia prefigurato a regime un percorso più virtuoso del quale sarebbe incaricata la contrattazione di prossimità per rendere effettivo il diritto alla formazione e condividere, anche attraverso premi, i risultati connessi alla maggiore semplicità ed efficienza. Il cambiamento delle relazioni si produrrà se si risveglierà il “buon datore di lavoro” pubblico e se sarà capace di guidare le amministrazioni verso la dimensione 4.0. Dai metalmeccanici al pubblico impiego finisce quindi la stagione della contrattazione centralizzata, invasiva ed egualitaria.

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