Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ AP, progetto esaurito per ragioni soggettive e oggettive

Le dimissioni da AP di numerosi parlamentari segnalano l’esaurimento del suo progetto politico per ragioni soggettive e oggettive. Nel movimento permangono tuttavia molte energie che meritano di essere orientate verso un soggetto significativamente nuovo e saldamente collocato nel centrodestra. Si tratta di compiere una lettura critica e autocritica della esperienza di governo di questi anni nel corso dei quali la stabilità istituzionale ha certamente avuto un valore in se’ ma molti limiti hanno viziato soprattutto la politica economica a partire dalla gestione del bilancio. La poca ripresa è stata trainata dal commercio internazionale e nonostante la straordinaria spesa per incentivi si è tradotta in pochi posti di lavoro stabili per i limiti del jobs act. Gli stessi dati odierni dell’Inps segnalano l’incremento dei contratti a termine, del lavoro a chiamata e dello staff leasing. Spesso i compromessi impliciti in un governo di coalizione sono stati inadeguati. La legge sulle unioni civili, ad esempio, e’ stata disegnata secondo un impianto ideologicamente dedicato alla genitorialita’ omosessuale. A questo punto serve discontinuità per costruire la futura quarta gamba del centrodestra che ha senso se fortemente identitaria in quanto laica e cristiana, liberale e solidale, riformista e alternativa alla sinistra. L’esatto opposto di un centro flaccido e incerto.

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Il commento Pensioni

Riforma pensioni: le poche certezze sulle nuove proposte

L’idea è stata illustrata davanti ai leader sindacali focalizzando l’attenzione, in particolare, su donne e giovani. Si immagina, nella sostanza, di dare un paracadute per le pensioni ai nati negli anni Ottanta, prospettando di introdurre anche nel sistema contributivo un minimo previdenziale, come nel retributivo, che sarà intono a 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi. Un importo che potrebbe aumentare di 30 euro al mese per ogni anno in più fino a un massimo di “ben” mille euro. La pensione di garanzia scatterebbe per chi ha raggiungerà (?) i requisiti di età a si dovrebbe, allo stesso tempo, intervenire anche sugli anticipi sganciando così il legame con l’importo che oggi limita le uscite.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Sciopero trasporti, governo si decida di decidere sulle nuove regole

Nonostante lo sciopero odierno sia stato promosso da organizzazioni minoritarie, il suo solo effetto annuncio ha determinato la paralisi di molti ambiti urbani. È evidente come il diritto alla mobilità non risulta tutelato. Eppure basterebbero tre semplici norme per garantirlo. La correzione della “rarefazione”, ovvero del tempo che deve intercorrere tra uno sciopero e l’altro, deve applicarsi alle organizzazioni in proporzione al loro grado di rappresentatività nel settore. La comunicazione anticipata della adesione individuale allo sciopero consente alla azienda di rendere noti con anticipo i servizi effettivamente funzionanti. E le impedisce, quando inefficiente, di unirsi allo sciopero bloccando i servizi con la scusa di esso. L’eventuale disdetta della azione conflittuale deve essere resa nota con altrettanto anticipo cosicché gli utenti ne siano informati. Queste disposizioni non ledono in alcuna misura il diritto di sciopero ma lo conciliano con quello alla mobilità. Speriamo che il governo si decida di decidere e faccia conoscere al Parlamento la sua opinione così da metterlo finalmente in condizione di produrre la nuova regolazione.

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Lavoro 4.0 Senato

Senato, Lavoro 4.0: l’audizione dell’INAPP

Continuano le audizioni in Senato sull’affare assegnato concernente l’Impatto sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale (n. 974).  Nella seduta di ieri sono stati ascoltati i rappresentanti dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP).

Potete consultare le memorie depositate ai link a seguire.

 

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Pensioni: PD divide società, giusta solo differenza donne

Il PD insiste a dividere i cittadini di fronte alla rigidità dell’impianto previdenziale prodotto dalla riforma Fornero. Dopo otto salvaguardie di esodati, norme speciali per precoci, stressati, giornalisti, bancari, personale di volo e l’APE gratuita per le pensioni più basse, si ipotizza ora con il prof. Nannicini una diversa età di pensione in relazione alle diverse aspettative di vita corrispondenti ai diversi mestieri. Come se questi fossero praticati per l’intera vita lavorativa. E così, da un lato sono stati impegnati in quattro anni quasi venti miliardi di spesa e, dall’altro, rimane vincolato alla prospettiva dei 67 anni il grande ceto medio che va dall’operaio specializzato all’impiegato, al quadro. Ne derivano percezioni di ingiustizia e sentimenti di sfiducia nello Stato. L’unica differenza giustificabile riguarda le donne che hanno avuto percorsi lavorativi discontinui e non possono accedere alla pensione di anzianità contributiva.

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Economia Eventi AMB Fisco

AMB presenta il rapporto “Quale politica di bilancio per lo sviluppo”

 “La fase di sperimentazione prevista dall’articolo 16 del Trattato sul fiscal compact è stata tutt’altro che un successo”. Ad affermarlo è Gianfranco Polillo, economista, ex segretario al ministero dell’Economia e delle Finanze e autore del Rapporto dalla Associazione Amici di Marco Biagi “Quale politica di bilancio per lo sviluppo”. “Su 19 Paesi, solo l’Irlanda è riuscita a ridurre il debito secondo le regole previste. Per fortuna 7 piccoli Paesi – con una popolazione complessiva di 30 milioni – avevano un rapporto debito/Pil inferiore al 60 per cento. Quindi erano esenti. Ma la stragrande maggioranza degli altri Paesi (ben 11) – compresa la Germania – secondo le previsioni della stessa Commissione europea non è riuscita a raggiungere il traguardo previsto. Lo stesso rapporto debito/Pil dell’intera Eurozona, seppure in leggera diminuzione rispetto alle regole previste, presenta un ritardo di oltre 17 punti, rispetto al valore di riferimento.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Come modificare l’età di pensionamento

Non c’è nulla di peggio che affrontare problemi nuovi con schemi vecchi. Per usare la parabola, è come mettere il vino nuovo nell’otre vecchio. Il nostro regime previdenziale si deve confrontare con percorsi lavorativi sempre più discontinui per le ripetute transizioni tra lavori e tra lavoro e attività di cura solidale o di formazione. Quando non si determinano lunghi periodi di inattività per malattia o disoccupazione. La riforma Fornero fu disegnata dal compianto prof. Castellino nei primi anni ’80, al tempo del mercato del lavoro stabile, quando l’allora ministro del Lavoro De Michelis tento’ infruttuosamente di realizzare, attraverso un percorso molto graduale, un sistema finanziariamente sostenibile. Egli infatti avverti’ per primo le criticità che poi sarebbero state evidenti a tutti. O quasi a tutti. Introdotto cinque anni fa senza alcuna transizione, quel modello si è rivelato rigido e socialmente insostenibile. La realtà si è vendicata male attraverso deroghe in favore di singoli segmenti che hanno comportato disparità di trattamento e impegni di spesa per circa venti miliardi. Esodati, precoci, beneficiari dell’Ape “social”, giornalisti, bancari, personale di volo. E gli altri? Non vale la pena di aprire una riflessione in occasione della progressione dell’età di pensione a 67 anni che investe subito coloro che, prossimi a pensione all’atto della riforma, hanno già subito un drastico allungamento della vita lavorativa di sei anni? Non si tratta di abolire gli stabilizzatori del sistema ma di renderlo più flessibile e graduale così da riflettere il nuovo mercato del lavoro. A partire dalla possibilità di alimentarlo privatamente in tutti e due i pilastri incentivando lavoratori e datori di lavoro al risparmio previdenziale. Soprattutto avremo bisogno di integrare flessibilmente previdenza, sanità e assistenza tanto nella dimensione obbligatoria quanto in quella complementare di fonte collettiva in modo da adattare duttilmente le tutele ai bisogni di ciascuna persona dalla culla alla tomba. La sfida della combinazione tra sostenibilità sociale e finanziaria richiede umiltà e disponibilità all’ascolto senza vestali giacobine che si stracciano le vesti prima di essere toccate.

pubblicato su Formiche

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Pensioni Selezione Stampa

Modello già vecchio, il welfare si adatti alle nuove insicurezze

Pubblicato su Il Sole 24 Ore

Caro Direttore,

leggo con una certa sorpresa l’intervista del Presidente Boeri nella quale si attribuisce a me e al collega Damiano il proposito di bloccare il collegamento tra età di pensione ed aspettativa di vita cui conseguirebbero oneri di finanza pubblica di straordinaria entità. La cosa un po’ mi offende perché sono l’autore di quella norma anche se applicata ad una età ben inferiore a quella stabilita in un solo balzo dalla riforma Fornero. Tutto il mio lungo impegno parlamentare è stato d’altronde dedicato a rendere più sostenibile il sistema previdenziale collaborando al tentativo di De Michelis nel 1984, alla manovra Amato nel 1992, alla riforma Maroni nel 2006. Oggi ho condiviso con Damiano l’esigenza immediata di rallentare l’ulteriore allungamento della vita lavorativa di una generazione già prossima a pensione nel momento in cui ha subito un repentino spostamento dell’età obbligatoria di circa sei anni. Un po’ di buon senso per tutti non guasta dopo una riforma rigidissima e successive deroghe ad essa per singoli segmenti sociali, dagli esodati ai precoci ai beneficiari dell’Ape sociale, che hanno così favorito solo alcuni e comportato impegni di spesa per quasi venti miliardi. Per favorire un sereno confronto, numeri alla mano, tra Governo e Parlamento non abbiamo nemmeno precisato i termini della possibile rimodulazione.

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Economia Eventi AMB

Amici di Marco Biagi presenta il Rapporto “Quale politica di bilancio per lo sviluppo”

 
L’Associazione Amici di Marco Biagi ha il piacere di invitarvi alla presentazione del Rapporto “Quale politica di bilancio per lo sviluppo”
redatto per l’Associazione Amici di Marco Biagi da Gianfranco Polillo e Giovanni Tria.

 Mercoledì 19 luglio alle ore 12

presso la Sala dei caduti di Nassirya,
Senato della Repubblica

(Ingresso da Piazza Madama)

Il rapporto analizza la gestione della finanza pubblica realizzata nel corso della presente legislatura deducendone i cambiamenti necessari per accelerare la crescita dell’economia italiana nel prossimo futuro.

Intervengono:

Maurizio Sacconi, Presidente dell’Associazione Amici di Marco Biagi;

Gianfranco Polillo, economista e già Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze;

Giovanni Tria, Preside della facoltà di Economia di Roma Tor Vergata; 

Stefano Parisi, Segretario di “Energie per l’Italia”.

Per accreditarsi all’evento mandate una mail a:
amicimarcobiagi@gmail.com
(Agli uomini è richiesto di indossare giacca e cravatta)

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Ius soli: stop a leggi divisive e priorità a legge di Bilancio

Grazie all’iniziativa di molti parlamentari e di parti della stessa maggioranza, le tre leggi divisive, codice antimafia, biotestamento e ius soli, non arriveranno ad approvazione nei termini ipotizzati. Anzi, due di esse non potranno essere votate dal Senato per l’indisponibilita di AP a concedere il voto di fiducia. La stessa ripresa economica si produrrà solo se si risveglierà, in un clima di coesione nazionale, il circuito della fiducia. L’Italia è infatti una società rattrappita perché sfiduciata e molti in essa ritengono di non avere oggi rappresentanza politica come testimonia la bassissima partecipazione al voto. Lo stop alle leggi divisive è peraltro condizione necessaria per concentrare l’attenzione sulla legge di Bilancio e sulle azioni di messa in sicurezza del debito e delle banche. Vera priorità perché la stabilità è premessa della crescita.

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Occupazione OCSE

Ocse, lavoro: Italia a minimi per occupati

L’Italia è agli ultimi posti nella classifica Ocse sul mercato del lavoro. Secondo i dati che mettono a confronto i Paesi dell’organizzazione, la percentuale di occupati nel primo trimestre del 2017 in Italia era pari al 57,7% della popolazione in età lavorativa contro una media Ocse del 67,4%, del G7 pari al 70,3% e dell’Ue del 67,2%. Percentuali inferiori a quelle italiane si sono registrate nel periodo solo in Grecia 52,7% e in Turchia del 50,9%, mentre meglio fanno Paesi come la Spagna, l’Irlanda o il Cile.  La situazione è simile per l’occupazione femminile. Contro una media Ocse del 59,7%, l’Italia si ferma al 48,5% poco sopra il Messico (45,3%) e la Grecia (44,1%). La Turchia è in questo caso distaccata con il 31,7% di donne occupate. 

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